Quest’anno in Italia un imprenditore su 10 tra quelli attivi in commercio e servizi ha ricevuto minacce o intimidazioni con finalità estorsive. E’ quanto emerge dal rapporto 2016 di ConfcommercioGfK Eurisko sui fenomeni criminali diffuso in occasione del convegno “Legalità mi piace“. Il dossier rivela che è aumentata, anche se di poco – un punto percentuale rispetto al 2015 – l’esperienza diretta con la criminalità dei commercianti italiani: nel 77% dei casi denunciano pressioni psicologiche e il 61% dei minacciati ha ceduto alla richiesta estorsiva.

La ricerca ha coinvolto 900 imprenditori del terziario. Il 30% di quelli colpiti è operativo al Sud, il 31% nelle grandi città al Centro-Sud. I più bersagliati sono gli alimentari (14%) e i pubblici esercizi (12%). Sempre al Sud sale al 79% la quota di quanti dichiarano di aver ceduto alle richieste degli estorsori. Più di un imprenditore su quattro percepisce un peggioramento nei livelli di sicurezza per la propria attività rispetto all’anno scorso, un dato che si accentua in particolare nel nord-est e nel sud.

Tra perdite di fatturato e costi per ferimenti, assicurazioni e spese per i sistemi di difesa, l’illegalità costa al commercio ogni anno 26,5 miliardi, secondo le stime della federazione. In particolare l’abusivismo commerciale, secondo lo studio, pesa per 8,1 miliardi, l’abusivismo nella ristorazione 5,6, la contraffazione 3,5, il taccheggio 3,6. I dati Istat e del Viminale, analizzati da Confcommercio, parlano di un leggero aumento dei reati che generano allarme sociale, come estorsioni, usura e minacce, passati da 22 reati denunciati nel 2010 ogni 1000 imprese a 24,1 nel 2015.

Intervenendo al convegno, Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ha detto che “i costi di contraffazione, abusivismo, estorsioni, furti fanno perdere 180mila posti di lavoro”. Sangalli ha chiesto al governo “controlli e pene certe” “contro ogni forma di illegalità”. In conclusione ha invitato gli imprenditori a denunciare: “Si deve, si può e conviene”.