Per mesi e mesi hanno scavato nel sottosuolo più delicato e ricco di storia del mondo, tra piazza San Giovanni e il Colosseo, hanno costruito pozzi e gallerie per l’ormai famigerata metro C senza che il ministero delle Infrastrutture potesse rendersi davvero conto di ciò che stavano facendo. E’ un fatto grave, considerato che il ministero ora diretto da Graziano Delrio non solo è il finanziatore principale dei lavori partecipando per il 70% alla gigantesca spesa (finora 3,7 miliardi di euro) insieme ad altri finanziatori minori pubblici che sono la Regione Lazio, 12%, e il comune di Roma, 18%.

Ma almeno sulla carta il ministero dovrebbe essere anche l’istituzione che dovrebbe garantire che i lavori siano eseguiti come Dio comanda, nel rispetto delle regole. La notizia della mancata trasmissione del documento che per qualsiasi grande opera in costruzione dovrebbe essere come la Bibbia, è affogata all’interno di un ponderoso documento di 76 pagine preparato dal «Comitato tecnico permanente per la sicurezza dei sistemi di trasporto ad impianti fissi». Una relazione ad uso interno del ministero delle Infrastrutture che IlFattoQuotidiano.it è riuscito a leggere.

La “svista” è segnalata a pagina 6 con parole molto chiare: «Nel corso dell’attività istruttoria è emersa una criticità connessa al fatto che la progettazione della Tratta T3 (da San Giovanni a piazza Venezia ndr) redatta dal Contraente generale (le aziende costruttrici ndr) con la quale erano introdotte sensibili modifiche al progetto definitivo non era stata trasmessa da Roma Metropolitane a questa Direzione Generale».

Senza alcuna spiegazione ragionevole apparente, la società comunale Roma Metropolitane che fino a qualche giorno fa seguiva per conto del Campidoglio la metro C, si è tenuto stretto il progetto esecutivo come fosse roba sua impedendo al ministero di rendersi conto, tra l’altro, di quali e quante variazioni nel frattempo erano state inserite rispetto al progetto originario, cioè il progetto chiamato definitivo, ma che all’atto pratico definitivo non è. Le fasi di preparazione e poi di realizzazione di una grande opera come la metro C prevedono infatti che dopo la stesura e l’approvazione di un progetto definitivo sia la volta del progetto esecutivo che a tutti gli effetti è il vero punto di riferimento per la realizzazione dell’opera.

Il progetto esecutivo della tratta T3, la più costosa e complicata di tutto il percorso della metro C, è stato trasmesso a ottobre 2011 dai costruttori a Roma Metropolitane, dopo che erano state apportate modifiche derivanti dalle osservazioni formulate dal Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica. Roma Metropolitane aveva approvato il progetto esecutivo a metà febbraio 2013 e il mese dopo sono partiti i lavori. I cantieri della tratta T3 sono stati di fatto aperti senza che al ministero qualcuno potesse rendersi conto se ciò che si stava facendo rispettava o meno i dettami del progetto esecutivo stesso. Solo di recente il progetto esecutivo è stato consegnato al ministero.

Forse è esagerato dire che il progetto definitivo e quello esecutivo della tratta T3 sono due progetti diversi, ma di certo le differenze tra i due elaborati sono notevoli e riguardano tutte le stazioni, tutti i pozzi, il tracciato planimetrico ed altimetrico e alcune opere di contorno considerate compensative. E’ ovvio che con queste premesse poi fioriscano i contenziosi tra committente pubblico e costruttori privati. Sull’intero percorso della metro C finora realizzato pende già un contenzioso enorme tra le parti: ministero delle Infrastrutture, comune di Roma e Regione Lazio da un lato e general contractor dall’altro (il Consorzio Metro C guidato da Astaldi e composto da Vianini-Caltagirone e le due cooperative rosse CCC e CMB). Secondo gli ultimi calcoli in ballo ci sono la bellezza di 500 milioni di euro.

Forse è anche in considerazione di questa situazione ormai compromessa e arruffata che la sindaca Virginia Raggi all’inizio di novembre ha deciso di liquidare senza tanti complimenti Roma Metropolitane licenziando il suo presidente, Omodeo Salè. La Raggi ha anche deciso che i lavori della metro C proseguano, ma che il tracciato per ora si fermi al Colosseo. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha duramente criticato la scelta della sindaca romana: «E’ un atteggiamento che si commenta da solo». La Raggi gli ha ricordato che la metro C è diventata un “vergognoso sperpero”: doveva costare 3 miliardi di euro per 25 chilometri. Di chilometri ne sono stati fatti 19 e il costo è già a 3 miliardi e 700 milioni.