Come funziona il sistema elettorale per le presidenziali negli Usa? Chi sono i grandi elettori? Cos’è l’Election Day? E l’early voting? Ecco una breve guida alla lunga notte elettorale dell’8 novembre. La premessa storico-politica: gli Stati Uniti sono una Repubblica presidenziale federale composta da 50 Stati e da un distretto, il Distretto della Columbia. Il loro sistema elettorale è una diretta conseguenza di questa struttura istituzionale ed è basato su collegi statali e maggioritari.

Chi sono i grandi elettori – Quella del presidente degli Stati Uniti è una elezione indiretta: il capo della Casa Bianca non viene eletto dai cittadini ma dai cosiddetti “grandi elettori”. Cosa significa? Che ogni Stato elegge un determinato numero di persone, che formano il Collegio elettorale degli Stati Uniti e che in una elezione di 2° livello scelgono il presidente e il vicepresidente. I grandi elettori sono in tutto 538, numero dato dalla somma dei deputati della Camera dei Rappresentanti (435) più il numero dei Senatori (100) a cui si aggiungono 3 delegati del Distretto di Columbia (Washington D.C.). Dal momento che le liste dei candidati a grande elettore sono espressione dei partiti, l’esito del voto diventa chiaro già il giorno delle elezioni. Ogni Stato ha diritto a due grandi elettori più altri, tanti quanti sono il numero dei deputati mandati alla Camera dei Rappresentanti. Questo numero varia a seconda della popolazione: più lo Stato è popoloso, più ha rappresentanti.

Come avviene l’elezione – Le consultazioni si tengono in un giorno solo: il cosiddetto Election Day, l’8 novembre. In ogni Stato i cittadini esprimeranno la propria preferenza per Hillary Clinton o per Donald Trump ed eleggeranno il gruppo di grandi elettori associato al candidato. Per essere eletti l’ex first lady e il miliardario newyorkese dovranno conquistare 270 grandi elettori, ovvero la metà più uno di 538. Per i voti dei cittadini non viene fatto un conteggio generale, ma Stato per Stato, con un sistema maggioritario secco (tranne che in Nebraska e nel Maine, che utilizzano un sistema basato sui singoli collegi elettorali con sistema proporzionale) denominato winner takes all: anche un solo voto di vantaggio in uno Stato comporta l’assegnazione al candidato vincitore di tutti i grandi elettori di quello Stato. Storico il caso del 2000 tra George W. Bush e Al Gore in Florida: per soli 537 voti su quasi sei milioni, il candidato del Grand Old Party ottenne tutti e 25 i grandi elettori e divenne presidente.

Il 20 gennaio il passaggio di consegne – Queste saranno le elezioni che porranno fine agli otto anni dell’amministrazione di Barack Obama. Quello che sarà eletto sarà il 45° presidente. Il mandato del capo di Stato dura quattro anni e si può essere rieletti alla Casa Bianca solo una volta. Il passaggio di consegne effettivo dal vecchio al nuovo presidente avviene il 20 gennaio.

Numero dei grandi elettori Stato per Stato – California (55), Texas (38), Florida (29), New York (29), Illinois (20), Pennsylvania (20), Ohio (18), Georgia (16), Michigan (16), North Carolina (15), New Jersey (14), Virginia (13), Washington (12), Arizona (11), Indiana (11), Massachusetts (11), Tennessee (11), Maryland (10), Minnesota (10), Missouri (10), Wisconsin (10), Alabama (9), Colorado (9), South Carolina (9), Kentucky (8), Louisiana (8), Connecticut (7), Oklahoma (7), Oregon (7), Arkansas (6), Iowa (6), Kansas (6), Mississippi (6), Nevada (6), Utah (6), Nebraska (5), New Mexico (5), West Virginia (5), Hawaii (4), Idaho (4), Maine (4), New Hampshire (4), Rhode Island (4), Alaska (3), Delaware (3), District of Columbia (3), Montana (3), North Dakota (3), South Dakota (3), Vermont (3), Wyoming (3).

Gli swing states – La Storia racconta che buona parte degli Stati tende a votare sempre per lo stesso partito: la California e New York sono tradizionalmente democratici, il Texas è storicamente repubblicano. Questo fa sì che il numero dei voti che possono passare da un partito all’altro sia molto più basso dei teorici 538 grandi elettori. Gli Stati tradizionalmente “indecisi”, e che quindi alla fine risultano determinanti il risultato, vengono chiamati swing States, o anche Stati chiave o Stati banderuola. Storicamente, due dei più grandi sono Florida e Ohio, importanti perché hanno u elevato numero di abitanti e quindi assegnano molti grandi elettori (29 la prima e 18 il secondo).

Il voto di martedì e l’early voting – Dal 1845 la legge federale prevede che le elezioni si tengano il martedì dopo il primo lunedì di novembre; la prima data utile è il 2 e non dev’essere più tardi dell’8. Da ormai molti anni molti Stati consentono il cosiddetto early voting, il voto anticipato (la possibilità di recarsi in anticipo nei seggi) e il voto per corrispondenza.