Vero, verissimo, sacrosanto: il comportamento dei cittadini di Gorino è ignobile. Razzisti. Egoisti. Polentoni. Beceri. Leghisti. E qualunque altro epiteto gli sia stato affibbiato potrebbe anche essere condivisibile: non si fanno le barricate contro una ventina di disperati, bambini compresi, bisognosi di aiuto. Vero. Verissimo. Sacrosanto: dovrebbero vergognarsi. Perfetto, ora che ho riportato lo sfogo istintivo di milioni di persone di fronte alla scena, mi permetto di andare oltre e soffermarmi, al netto dell’emotività iniziale, su ciò che è accaduto in quell’angolo d’Italia ma che potrebbe capitare ovunque. Tipo a Capalbio, giusto la scorsa estate. Comunque.

C’è un ostello appena messo a nuovo e inutilizzato. C’è un prefetto che deve smistare un numero di persone su ordine del ministero. Persone che hanno diritto a essere accolte – a prescindere dall’umanità – in base a leggi, convenzioni, codici e quanto stabilito nei Palazzi. Capita che i residenti di un paese siano contrari. E capita che le autorità li lascino liberi di farsi giustizia da soli (perché di questo si tratta, alla fine) senza rispettare leggi, convenzioni, codici oltre al buonsenso cristiano d’umanità. Certo, il capobanda era un leghista. Si dirà. E certo, sostengono altri, anche loro hanno pari diritti che gli vengono negati. Insomma siamo arrivati ai fatti concreti della tanto teorizzata guerra tra poveri.

Questo dovrebbe essere il campanello d’allarme per i Palazzi. Ma nessuno pare averlo colto. Nessuno almeno tra quanti dovrebbero gestire questa continua ed esasperante (per i cittadini) emergenza immigrazione. Perché è innegabile che ci sia un’emergenza. Ma è altrettanto innegabile che sia stata creata da chi non l’ha saputa gestire. Quindi, torniamo lì: nei Palazzi, a chi pensa e promulga leggi e regole, comanda e decide per la vita di tutti. Decide. O non decide. Come in questo caso. E lascia che un problema si trasformi in emergenza, si mostra incapace di intervenire e spinge i cittadini a sentirsi abbandonati, privi di punti di riferimento e di protezione: quello che dovrebbe garantire uno Stato. Uno Stato che non garantisce diritti e che quindi non è neanche in posizione di pretendere il rispetto dei doveri, delle regole. E così capitano i casi Goro.

Ciò che colpisce e rende ancora più drammatica a livello sociale la situazione è la reazione dei vari politici. Da una parte il principale fautore di quest’odio gratuito nei confronti degli immigrati, Matteo Salvini, che a forza di ripetere slogan falsi e razzisti ha trovato purtroppo cervelli adeguati a recepirli; dall’altra il responsabile dell’immobilismo finalizzato al voto, colui che dice di voler cambiare tutto ma nulla cambia per non infastidire nessuno: Matteo Renzi. Il premier ha saputo dire questo: “Una vicenda molto difficile da giudicare, probabilmente poteva essere gestita meglio dallo Stato”. Probabilmente, già. Che sarebbe lui. Ma tant’è. Facile colpevolizzare i cittadini. Facile, troppo facile dar loro dei razzisti senza cuore. Ma i cittadini devono essere tutelati dallo Stato. Ci sono diritti e doveri. Se scarseggiano i diritti vengono meno anche i doveri. Gorino deve essere un campanello d’allarme, non una questione da liquidare con una battuta.

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