È l’inizio di una nuova era climatica. Non solo per la prima volta a livello globale, nel 2015 la concentrazione media di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto il traguardo di 400 parti per milione e nel 2016 resterà stabilmente sopra quella soglia, ma i valori non scenderanno sotto a quel livello per molte generazioni. Ad annunciarlo è l’Organizzazione meteorologica mondiale che conferma quanto anticipato dagli esperti negli ultimi mesi. E spiega anche la relazione tra nuovi record nella concentrazione di anidride carbonica con il fenomeno ciclico conosciuto come El Niño dovuto all’interazione tra atmosfera e oceano. La crescita sostenuta di CO2 è stata sì alimentata da questo evento climatico che, con l’aumento della siccità nelle regioni tropicali, ha ostacolato la capacità della vegetazione di assorbire anidride carbonica, ma mentre El Niño è scomparso, i cambiamenti climatici restano” ha affermato il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas. “Il 2015 – ha aggiunto – resterà nella storia”. I dati sono quello forniti dal Wmo Greenhouse gas bulletin, attraverso cui le Nazioni Unite certificano le previsioni dei climatologi della National Oceanic and Atmospheric Administration.

Più vicini al punto di non ritorno
I livelli di CO2 avevano già raggiunto la soglia dei 400 ppm, ma per alcuni mesi dell’anno e in determinate aree geografiche. A fine settembre, normalmente, la concentrazione di anidride carbonica è al minimo: è il punto più basso della Mauna Loa CO2 curve. Cade in genere l’ultima settimana di settembre, ma varia leggermente di anno in anno. Eppure quest’anno i valori non sono scesi al di sotto di 400 parti per milione e le cose non sono andate meglio a ottobre. E gli esperti lo avevano anticipato, anche perché negli ultimi 20 anni, solo nel 2002, 2008, 2009 e 2012 il valore del mese di ottobre è stato inferiore (e di poco) rispetto a quello di settembre. “Mai prima d’ora questi livelli sono rimasti alti su una base media globale per l’intero anno” spiega l’Omm.

L’ultima volta che l’anidride carbonica nell’area aveva raggiunto i valori attuali è stato circa 5 milioni di anni fa, mentre nel 1800 la concentrazione era di 280 parti per milione. D’altro canto l’inquinamento da carbonio è in continuo aumento dall’inizio della rivoluzione industriale. Stando alle previsioni della più vecchia stazione di sorveglianza dei gas ad effetto serra, le concentrazioni resteranno al di sopra di 400 ppm per l’intero 2016 e, soprattutto, non scenderanno sotto tale livello per molte generazioni. Superata la soglia critica delle 400 ppm, siamo più vicini a quello che gli scienziati ritengono il punto di non ritorno (ossia le 450 ppm), superato il quale sarebbe impossibile mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi.

L’anno più caldo
La concentrazione di CO2 in atmosfera è un forte indicatore dell’andamento del riscaldamento globale. Commentando l’allarme dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Coldiretti ha infatti ricordato che “allo sforamento dei limiti di anidride carbonica ha fatto seguito un 2016 che si classifica come l’anno più caldo di sempre a livello mondiale”. Da 137 anni fa, quanto sono iniziate le rilevazioni. Per l’associazione la temperatura media registrata nei primi nove mesi dell’anno sulla superficie della terra e degli oceani, superiore di 0,89 gradi celsius rispetto alla media del ventesimo secolo, conferma della tendenza al surriscaldamento climatico contro il quale è stata firmato il 22 aprile scorso all’Onu lo storico accordo in occasione della giornata della Terra.

L’appello: “Anidride carbonica è inizio e fine di tutto”
E anche se il segretario generale dell’Omm si è detto compiaciuto del recente accordo raggiunto a Kigali per modificare il Protocollo di Montreal ed eliminare gradualmente gli idrofluorocarburi, potenti gas serra, Taalas ha anche ricordato che “il vero elefante nella stanza è l’anidride carbonica che rimane nell’atmosfera per migliaia di anni e negli oceani ancora più a lungo”. Quella che gli esseri umani hanno già emesso nell’atmosfera dalla rivoluzione industriale a oggi ha provocato un riscaldamento globale di circa 1,8° C e, ad oggi, anche se da domani non si emettessero più gas serra, la concentrazione di CO2 resterebbe alta comunque per molti decenni. “Se non si affrontano le emissioni di CO2 non saremo in grado di affrontare i cambiamenti climatici e di mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2 grandi centigradi rispetto al livello dell’era pre-industriale” ha aggiunto Taalas, sollecitando un’accelerazione dell’applicazione dell’accordo di Parigi sul clima del dicembre 2015.