Fine del governo ad interim. Per la prima volta nella storia della Spagna un governo di destra sarà sostenuto da un partito di sinistra. Mariano Rajoy sarà ancora una volta presidente del governo. Dopo dieci mesi di instabilità istituzionale, il massimo organo del partito socialista ha scelto di astenersi per facilitare l’investitura del candidato del partito popolare. Il comitato federale ha deciso con 139 voti a favore contro 96 contro per l’astensione del gruppo parlamentario. La riunione è il culmine di mesi di guerra interna all’interno dei socialisti, fatta di insulti, urla, lacrime e votazioni semiclandestine, terminate con la defenestrazione di Pedro Sánchez lo scorso 1 ottobre. Nella riunione di domenica i favorevoli all’astensione si sono appellati alla “situazione straordinaria” che vive il Paese per spiegare il cambio di registro.

Il Psoe deve astenersi per “responsabilità” per sbloccare la situazione. Tanto più che una nuova tornata elettorale sarebbe “molto dannosa per la salute della democrazia”, perché significherebbe non accettare i risultati del 26 giugno. In realtà tornare alle urne sarebbe anche un’idea pessima per lo stesso Psoe, che al momento sembra più spaccato che mai. Da una parte Susana Díaz, la presidente dell’Andalusia e vera leader del partito, punta a riorganizzare il direttivo prima del prossimo congresso di primavera, dove poter candidarsi a nuova guida.

Dall’altra deputati, militanti e soprattutto elettori si mostrano contrariati e confusi. Durante la riunione sono state molte le voci contrarie a questa presa di posizione. “Oggi conosciamo più fatti che evidenziano come il PP abbia sostenuto la corruzione per finanziarsi illegalmente”, si legge sul documento presentato da Txarli Prieto, deputato socialista dei Paesi Baschi, mentre all’ingresso della sede nazionale, pur sotto la pioggia battente, un centinaio di militanti protestavano contro l’esito della votazione.

Frattanto martedì Javier Fernández, il nuovo volto a capo del collegio dei garanti, comunicherà la decisione al re Felipe VI. Nello stesso pomeriggio dunque potrebbe essere già fissata la data per l’investitura, prima del termine ultimo del 31 ottobre.

Gli occhi adesso sono puntati sull’ala catalana e su quella delleBaleari, che subito dopo la votazione, hanno annunciato di schierarsi per il no al PP, sfidando apertamente la segreteria nazionale. Qualche singola presa di posizione è arrivata anche da altri parlamentari, come per esempio Margarita Robles, giudice ed ex numero due nella lista di Pedro Sánchez. Tutti sembrano disposti a non rispettare la disciplina di voto, che potrebbe comportare perfino l’espulsione dal partito.

Mariano Rajoy, in realtà, ha bisogno solo di 11 deputati socialisti per formare il governo, ma il Psoe ha sempre puntato su un’astensione in blocco, piuttosto che tecnica. Comunque vada i socialisti saranno costretti a risanare le ferite di una lotta intestina che sembra ancora non essersi conclusa. Il partito infatti dovrà non solo ricucire i rapporti con i dirigenti interni (alla votazione Pedro Sánchez non ha nemmeno assistito), ma anche e soprattutto con gli elettori, molti dei quali nell’ultimo anno hanno spostato il voto altrove.

L’idea adesso sarebbe quella di optare per una dura opposizione, che possa ritirare o quanto meno rivedere alcune delle leggi più discusse che l’esecutivo di Rajoy ha approvato negli ultimi quattro anni. In questo senso il Psoe sarebbe in grado di giustificare la sua posizione. Questo potrebbe porre degli ostacoli al nuovo governo. Molti analisti parlano già di una probabile legislatura breve, dove Podemos e Psoe potrebbero porre molti veti e bloccare il lavoro dell’esecutivo. In Spagna si apre dunque una nuova era politica, con una sinistra profondamente spaccata e un governo che, nel prossimo futuro, potrebbe trovarsi spesso in minoranza. Al momento l’unica cosa certa è che Mariano Rajoy continuerà a vivere al palazzo della Moncloa.

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