Un ingegnere informatico racconta al Fatto Tv la sua avventura con il Jobs act, la riforma del lavoro voluta nel 2015 dal governo di Matteo Renzi. “Sono stato licenziato dal Cineca di Bologna dopo essere stato assunto con il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Il giudice ha riconosciuto illegittimo il mio licenziamento, ma visto che la riforma ha cancellato l’articolo 18, non ho diritto ad essere reintegrato”. Dopo anni di contratti di collaborazione, nel 2015 gli viene offerto un contratto a tempo determinato. Ma una settimana dopo arriva una nuova proposta: il contratto a tutele crescenti, che al datore di lavoro offre anche sgravi contributivi. Poi il licenziamento. Gli avvocati dell’ingegnere attendono le motivazioni del giudice del lavoro che ha imposto al consorzio Cineca, il centro di calcolo più importante in Italia, di pagare appena quattro mensilità, e pensano a un ricorso in appello: “ Vogliamo il reintegro”, spiegano Maurizio Vicino e Vincenzo Scaglione, che parlando di “frode”. E aggiungono: “Col suo precedente contratto a tempo determinato il lavoratore avrebbe avuto maggiori tutele economiche, avrebbero dovuto corrispondergli tutte le mensilità, fino al termine previsto nel contratto”. L’ingegnere aveva lavorato nel consorzio fin dal 2012 ininterrottamente con dei contratti a progetto. Un caso singolare perché Cineca ha una natura giuridica ambigua: è un soggetto privato quando si tratta di adeguarsi alle limitazioni imposte agli enti statali ma pubblico quando si tratta di ottenere affidamenti senza gara e fondi diretti dal Miur. Nell’inquadramento del personale, come dimostra la storia dell’ex dipendente, ha prevalso la natura privata. Viceversa non sarebbe stato possibile assumerlo con Jobs Act e neppure licenziarlo senza passare per l’art. 18. Cineca risponde con una nota: “Spetta al tribunale il compito di appurare i fatti, al termine dei gradi di giudizio”.