Blocco degli investimenti e dei progetti nell’efficienza energetica e nell’autoconsumo, “maxi conguagli” e bollette più alte per le società che hanno investito nelle energie “green”. Sarebbero questi i pesanti effetti, anche retroattivi, della riforma della bolletta elettrica per i clienti “non domestici”, ossia i consumatori industriali, del terziario e del settore agricolo che complessivamente rappresentano il 75% dei consumi elettrici nazionali. A lanciare il grido di allarme un gruppo di operatori del settore riuniti nel “Tavolo autoconsumo e efficienza energetica”, sulla base dei risultati dello studio ad hoc preparato dalla società di consulenza per l’energia Elemens.

La riforma è prevista dal decreto Milleproroghe e impone all’Autorità per l’energia (Aeegsi) il compito di riformare le bollette elettriche per i “non domestici” dal 1° gennaio 2016, quindi retroattivamente. L’Autorità ha già aperto un processo di consultazione proponendo quattro diverse ipotesi applicative, tutte focalizzate sulla modifica degli oneri generali di sistema. Oggi questi oneri, che servono ad esempio a finanziare la promozione delle fonti rinnovabili e delle “assimilate”, vengono pagati in bolletta dai consumatori principalmente in base a quanto consumano di elettricità (“componente variabile”). C’è poi una “componente fissa” che si paga a prescindere da quel che si consuma, ma al momento è in percentuale molto più bassa.

Quindi le imprese che hanno investito in impianti di cogenerazione o fotovoltaici per l’autoconsumo o in efficienza energetica, non acquistando più elettricità dalla rete, pagano solo questa quota fissa. Tuttavia tutte e quattro le ipotesi della riforma già messe a punto dall’Autorità prevedono un innalzamento, più o meno brusco, della componente fissa a scapito di quella variabile. Un meccanismo che, secondo gli operatori del settore, scoraggia gli investimenti nell’autoconsumo e nel risparmio energetico. Oltre che allontanare l’Italia dal quadro definito dalla direttiva efficienza e rendere eccessivo l’impatto sull’autoconsumo rispetto a quanto indicato dalle linee guida europee sugli aiuti di Stato.

Elemens ha così fatto due calcoli per dare un’idea più precisa delle possibili perdite per il settore. A seconda della soluzione proposta dall’Autorità, la riduzione del risparmio associato agli interventi di autoconsumo varierà da un massimo di 975 milioni di euro all’anno a un minimo di 104 milioni. L’impatto sarà per circa il 90% sul settore industriale (in particolare siderurgia, carta, raffinazione e alimentare). Considerando lo scenario peggiore, Elemens stima inoltre mancati investimenti per circa 5 miliardi da qui al 2030 su cogenerazione, fotovoltaico ed efficienza energetica. Già ora, a causa del protrarsi dell’attesa della conclusione del processo di riforma e dell’incertezza regolatoria, si è registrato un blocco dei progetti in corso di sviluppo.

Ad aggravare la situazione è l’effetto retroattivo delle misure, visto che varranno dal 1° gennaio 2016: sarà dunque prevista una serie di conguagli, per oltre un miliardo se applicate nella declinazione più radicale. La riduzione del risparmio per i consumatori può raggiungere 975 milioni di euro l’anno per l’auto-consumo e 235 per l’efficienza, per una somma complessiva fino a 1,2 miliardi di euro all’anno.

La riforma della bolletta dei “non domestici” ricalca quella già approvata per i consumatori domestici: anche in questo caso è stata eliminata la progressività (che ora permette a chi consuma meno di pagare in proporzione di meno) e sono stati spostati gli oneri di rete dalla parte variabile della bolletta a quella fissa. Anche in questo caso ci sono state molte polemiche con le associazioni ambientaliste e i consumatori che ai tempi hanno annunciano ricorso al Tar.