“Le modifiche previste dalla riforma della Costituzione sono di buon senso e si trovano nel programma di partiti di ogni colore”. Ad esempio del Popolo della libertà di Silvio Berlusconi o del Movimento 5 stelle. Mentre i sostenitori del No si riuniscono a Roma e lanciano l’allarme per “un clima di paura e di intimidazione per chi la pensa diversamente dal governo”, fa discutere la decisione del comitato per il Sì di mettere in evidenza sul sito ufficiale i presunti punti di contatto tra la legge Boschi e gli impegni programmatici dei berlusconiani e dei grillini. Si va dall’abolizione delle Province alla fine del bicameralismo. Tutti elementi che il governo sostiene verranno toccati dalla riforma, ma che le opposizioni contestano perché non realizzati o realizzati male.

Del resto è uno dei cavalli di battaglia dello stesso presidente del Consiglio che in ogni intervento sul referendum ribadisce che, secondo lui, molti elettori M5s e di Forza Italia voteranno a favore del provvedimento. “I 5 stelle”, ha detto nei giorni scorsi intervenendo a Radio1, “voteranno convintamente No al referendum, ma il popolo che vota per i 5 stelle è chiamato ad una risposta secca sulla riduzione dei costi e dei parlamentari e in molti voteranno sì”.

I punti in comune con il programma del Popolo della libertà del 2013 – Fine del bicameralismo, Senato federale, dimezzamento del numero dei parlamentari, snellimento delle procedure legislative, abolizione delle province. Sono questi i contatti secondo i promotori del Sì con l’impegno programmatico che Silvio Berlusconi prese con i suoi nel 2013. In quel testo si chiedevano “istituzioni adeguate e moderne per lo sviluppo del Paese” e tra le misure proposte c’era appunto la “riforma del bicameralismo” con l’introduzione di un Senato federale. Forza Italia ora è schierata per il No alla riforma e ritiene che la composizione di Palazzo Madama così come previsto dalla legge Boschi non rappresenti un cambiamento significativo. Altro punto su cui insistono i promotori del Sì e che collegano al documento del Pdl è quello che riguarda “la disposizione delle leggi a data certa”: il riferimento è all’inserimento in Costituzione della possibilità di avere disegni di legge indicati “come essenziali per l’attuazione del programma di governo” e che per questo avranno un canale privilegiato. Infine l’abolizione delle Province, prevista dal nuovo articolo 114, ma che secondo i berlusconiani non è incisiva perché sono sostituite dalle Città metropolitane. Quello che si specifica dal Pd è che la riforma non prevede invece un aspetto su cui l’ex Cavaliere ha sempre insistito: l’aumento dei poteri del governo. In realtà secondo le opposizioni la combinazione tra l’Italicum e la legge Boschi sancisce di fatto un maggiore controllo da parte dell’esecutivo.

I punti in comune con il programma del Movimento 5 stelle – Abolizione delle Province, referendum propositivi e abrogativi, obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare, il taglio degli sprechi. Secondo il comitato Basta un sì sono questi invece i punti di contatto con il programma dei 5 stelle. Al primo punto ci sono le tanto contestate province: dall’articolo 114 viene tolta la dicitura, mentre rimangono i Comuni, le Città metropolitane e le Regioni. I grillini osservano che proprio le Città metropolitane sono una struttura dove si è ridotta la sovranità popolare perché formate con elezioni di secondo livello a discapito dei cittadini. C’è effettivamente un punto di contatto in materia di referendum, strumento da sempre promosso dai grillini: vengono introdotti quelli propositivi, fino a questo momento non previsti dalla Costituzione; per quelli abrogativi si abbassa il quorum (51 per cento di chi ha votato alle precedenti politiche) se vengono raccolte 800mila firme, però rimane al 51 per cento degli aventi diritto al voto se le sottoscrizioni sono tra le 500mila e le 800mila. Altro punto riguarda le leggi di iniziativa popolare: si inserisce l’obbligatorietà della discussione in Aula e il voto nominale, ma non basteranno 50mila firme bensì ne serviranno 150mila perché sia tenuta in considerazione dal Parlamento. Infine il taglio agli sprechi: secondo il comitato per il Sì la riforma Boschi interviene su numerosi costi dello Stato con “la cancellazione del Cnel”, “la riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali” e “l’abolizione dei rimborsi ai gruppi consiliari regionali”. Secondo i 5 stelle si tratta di provvedimenti limitati che non determinano risparmi significativi.