Archiviare per la seconda volta l’inchiesta per disastro colposo e frana. E’ questa la richiesta della procura di Bologna per l’indagine a carico di ignoti sui danni provocati dalle frane attivate nell’area di San Benedetto Val di Sambro, interessata dagli scavi delle gallerie della Variante di Valico dell’autostrada A1, inaugurata a dicembre 2015 da Matteo Renzi. Il fascicolo era tornato alla Procura dopo che il gip Andrea Scarpa, a gennaio 2015, aveva ordinato ulteriori atti istruttori. L’inchiesta era nata dalle denunce di un comitato di residenti.

La Procura conclude, come riporta l’agenzia Ansa, nuovamente per l’insussistenza del fatto, “attesa la non attribuzione ad alcuno dei movimenti franosi riscontrati nel territorio di San Benedetto Val di Sambro a far data dal 2011 e in concomitanza con la realizzazione delle gallerie” e “l’accertata tempestiva assunzione, da parte di tutti i soggetti responsabili dei lavori, delle iniziative e misure più efficaci per monitorare e limitare le conseguenze dannose dei fenomeni franosi”.

Il gip aveva ordinato nuove indagini, da concentrarsi sulla fase progettuale dell’opera. Il pm ha disposto un supplemento di consulenza tecnica, ad integrazione del corposo elaborato che aveva supportato gli esiti investigativi, che ha confermato le prime conclusioni. Sia lo studio principale che l’integrazione, sono citati nella nuova richiesta al gip. I lavori di progettazione, osserva la Procura richiamando la consulenza, si basarono sul materiale a disposizione dell’epoca, con riferimenti alle carte di franosità della Regione e con dei limiti, che “tuttavia appaiono essere stati superati solo al momento della concreta esecuzione dei lavori che portarono all’evidenza della direzione lavori e delle ditte esecutrici le imprevedibili particolarità della ‘formazione di Monghidoro‘”. Un’area di estrema complessità, secondo i periti: “La caratterizzazione geotecnica dei terreni e degli ammassi rocciosi attraversati dalla galleria Val di Sambro fatta in sede di progetto definitivo, è tuttora oggetto di indagine e validazione, a causa delle complessità delle formazioni coinvolte”. Si è dunque al cospetto di un fenomeno “la cui effettiva, reale consistenza risulta non ancora completamente acquisita neppure ad opere in stato di ampio avanzamento”; c’è di conseguenza un obiettiva difficoltà a definire con quali strumenti conoscitivi i progettisti avrebbero dovuto o potuto correttamente individuare le percise caratteristiche.

Ne risulta, “l’impossibilità di contestare agli autori dei progetti una colpevole mancanza di attenzione tale da destinare a lavori di scavo un’area propensa a franare”. E, secondo il pm, “non vi sono elementi per affermare che una diversa progettazione, una diversa collocazione del tratto stradale della Variante di Valico avrebbe sicuramente escluso l’insorgere di movimenti franosi”.
Mi sembra importante rilevare che, formulando la richiesta di archiviazione per insussistenza del fatto, il pm non solo ha riconosciuto a tutti i soggetti (Autostrade committente, esecutori e progettisti) la non attribuibilità dell’attivazione dei movimenti franosi, ma ha anche accertato la tempestiva assunzione da parte degli stessi soggetti di tutte le iniziative svolte nel modo più efficace a monitorare e limitare le conseguenze dannose”, ha commentato l’avvocato Guido Magnisi, legale di Autostrade per l’Italia.