Sono 100mila i partecipanti alla 21esima Marcia della pace e della fraternità. Sfidando il maltempo, il corteo è partito intorno alle 9 di mattina da Perugia,, per arrivare nel primo pomeriggio alla Rocca Maggiore di Assisi. Quasi 500 gli enti locali che si sono uniti all’iniziativa, oltre a molte associazioni e più 100 scuole. “Desidero rivolgere un caloroso saluto agli organizzatori e a tutti i partecipanti – ha scritto in un messaggio Sergio Mattarella – in special modo ai giovani che esprimono la loro speranza di vedere cancellate le guerre, le violenze e le limitazioni dei diritti umani in ogni angolo del mondo. La pace – ha proseguito il Capo dello Stato – è questione che non interpella solo i vertici delle nazioni o ristrette classi dirigenti. I popoli subiscono le conseguenze delle guerre. È da loro che può venire una nuova stagione di cooperazione, di sviluppo sostenibile, di rispetto reciproco”.

Anche Papa Francesco ha voluto rivolgere a tutti i partecipanti auspicando “che la manifestazione contribuisca a suscitare sempre più viva la consapevolezza che la guerra distrugge sempre e con essa si perde tutto”. Messaggio, quest’ultimo, salutato dal coordinatore della marcia, Flavio Lotti, come un appello “contro l’indifferenza delle istituzioni internazionali ma anche di tutti coloro che dicono ‘io non c’entro'”.

Tra le tante scolaresche presenti, anche una decina di studenti di Amatrice e gli insegnanti del liceo scientifico della cittadina laziale colpita dal terremoto del 24 agosto scorso. A guidarli è la preside Maria Rita Pitoni, che ha dichiarato: “È la prima volta che partecipiamo a questo appuntamento, e lo facciamo con entusiasmo. Una tappa del percorso cominciato il 13 settembre con la riapertura della scuola. Tra i ragazzi alcuni provengono anche da Accumuli, un altro tra i centri più colpiti dal sisma”.

Oltre alle tradizionali bandiere arcobaleno, molti i messaggi dedicati a Giulio Regeni. Anche Don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, ha denunciato i “troppi silenzi” sulla morte del ricercatore triestino rapito e ucciso in Egitto nel gennaio 2016. “Camminiamo per dare speranza a chi speranza non ce l’ha, per chiedere all’Europa di non rinnegare se stessa”, ha proseguito il sacerdote, che ha poi lanciato il suo appello: “Dobbiamo osare di più. Imparare il coraggio di avere più coraggio”.