In agosto il tasso di disoccupazione italiano è rimasto immobile all’11,4%, così come quello di occupazione che resta fermo al 57,3%. Gli occupati sono aumentati di un risicato +0,1% (13mila unità) e la maggior parte dei fortunati che hanno trovato lavoro fanno parte della generazione over 50. Nel frattempo tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni la percentuale dei senza lavoro è calata al 38,8% (-0,4% rispetto a luglio), ma è aumentato il loro tasso di inattività, cioè la percentuale di ragazzi che non prova nemmeno a cercare un posto. Ancora una volta il bicchiere dei dati Istat si può definire mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda da quale lato lo si guarda.

A fronte del lieve aumento degli occupati, 13mila appunto, che segna un miglioramento dopo il -0.3% di luglio, occorre infatti pesare anche qualitativamente i nuovi posti di lavoro. Che, spiega l’istituto di statistica, sono a tempo indeterminato e sono andati tutti alle donne (gli occupati uomini sono calati dello 0,2%), per le quali è anche calato dello 0,3%, al 45%, il tasso di inattività, in aumento invece per la componente maschile. Tuttavia, appunto, “le dinamiche positive si rilevano per le persone di 50 anni o più“. Una tendenza – innescata dalla riforma del sistema pensionistico – che ormai è una costante. Per esempio nel periodo giugno-agosto: nel trimestre “il tasso di occupazione aumenta in tutte le classi di età ad eccezione dei 15-24enni (-0,4 punti percentuali)” e “la crescita è più alta tra gli over 50 (+0,5 punti), mentre “il tasso di disoccupazione cresce tra i giovani di 15-24 anni (+1,5 punti)”.

E cambia poco se si allarga lo sguardo agli ultimi 12 mesi: “Su base annua si conferma la tendenza all’aumento del numero di occupati (+0,7% su agosto 2015, pari a +162mila)”, “attribuibile esclusivamente ai dipendenti permanenti (+253 mila)”, ma “concentrata esclusivamente tra gli over 50 (+401mila)”. E ancora: “Nell’arco di un anno si registra un aumento del tasso di occupazione in tutte le classi di età ad eccezione dei 25-34enni (-0,3 punti percentuali). La crescita è particolarmente accentuata tra gli over 50 (+1,9 punti)”. In questo caso però “il tasso di disoccupazione cala tra i giovani di 15-24 anni (-0,8 punti)”, mentre “cresce tra i 25-34enni (+0,3 punti) e rimane stabile tra gli over 35”.

Infine va ricordato ancora una volta che in base alle convenzioni internazionali basta un’ora di lavoro nella settimana precedente alla rilevazione Istat per uscire dalle fila della disoccupazione e risultare occupati. Ebbene, alla fine della nota sui dati relativi ad agosto l’istituto coglie l’occasione per far chiarezza sulla distribuzione degli occupati a seconda del numero di ore lavorate. Ne risulta che chi ha davvero lavorato “solo un’ora” è solo lo 0,05% della platea degli occupati. Ma salta occupati-per-ore-lavorateall’occhio che dal 2004 a oggi è progressivamente aumentata, dal 17 al 22,6%, l’incidenza di quanti lavorano tra 17 e 32 ore, quindi part time. Spesso involontario: da altre rilevazioni Istat emerge che il 60% circa di quanti lavorano a tempo parziale ambirebbero al tempo pieno. Condizione “privilegiata” che è diventata invece sempre meno frequente: nel decennio la quota di occupati full time, oltre le 32 ore a settimana, è andata diminuendo dal 70,1 al 68,5%.

La maggior parte di coloro che hanno lavorato fino a otto ore sono donne: il 70% nel secondo trimestre 2016. Da un’analisi per età, nello stesso periodo risulta che il 50% ha tra 35 e 54 anni, il 29% sono giovani fino a 34 anni e il 21% ha 55 anni o più. Il 41% sono dipendenti a tempo determinato, il 36% indipendenti e il 23% a tempo indeterminato. L’89% lavora nei servizi, principalmente quelli rivolti alle famiglie e alle persone, nel commercio, negli alberghi e ristoranti.