di Federica Pistono*

ʿAli al-Muqri nasce a Taiz, Yemen del Nord, nel 1966. Dopo l’unificazione nazionale lavora come giornalista indipendente ed editore di pubblicazioni progressiste. Dal 1997 è editore di al-Hikma, organo dell’Associazione degli Scrittori Yemeniti. Dal 2007 è direttore della rivista letteraria Ghaiman. Scrittore e poeta apprezzato nel mondo arabo, i suoi romanzi, pur affrontando problematiche diverse, sono accomunati da un elemento ricorrente: la denuncia della discriminazione e dell’ingiustizia.

Il suo primo romanzo, Ta’m aswad, ra’iha sawdā (Sapore nero, odore nero), 2008, non tradotto in italiano, è giunto finalista all’Ipaf del 2009. L’opera narra la vicenda di una giovane coppia yemenita che, costretta a fuggire dal proprio villaggio per evitare la lapidazione della ragazza, trova rifugio e accoglienza in una comunità di origine africana, quella degli Aḫdām. Si tratta dei Neri dello Yemen, discendenti degli Abissini, che vivono al di fuori delle regole della società araba e musulmana e sono da questa respinti ed emarginati, formando una sorta di universo parallelo a quello yemenita.

Il romanzo descrive le tribolazioni inaudite degli Aḫdām, le loro sofferenze che culminano nella demolizione della bidonville in cui vivono, ai margini della città di Taiz. Parallelamente, si sviluppa la vicenda interiore del protagonista ‘Abd al-Raḥman, arabo e musulmano che, immergendosi nelle sventure degli Aḫdām, giunge a solidarizzare totalmente con questi ultimi, legando il proprio destino al loro.

Il romanzo tocca dunque il problema della discriminazione, non solo razziale ma anche religiosa e sociale, nonché dell’emarginazione e dell’esclusione del diverso.

La denuncia e il rifiuto della discriminazione razziale attraversano anche le pagine del secondo romanzo di al-Muqri, Il bell’Ebreo, finalista IPAF nel 2011. (Piemme, 2012, trad. M. Avino, a cura di I. Camera D’Afflitto). L’opera, ambientata nel XVII secolo in un villaggio dello Yemen, racconta l’impossibile storia d’amore tra Fatima, musulmana, colta e figlia di un mufti (un giurisperito), e Salem, ebreo, analfabeta e figlio di un artigiano. All’inizio, il compito di Fatima è quello di educare Salem, impartendogli lezioni, proponendogli letture: il giovane scopre così il mondo dell’Islam, di cui apprende la lingua, le scritture, le scienze. Lo studio, per Salem, è anche l’occasione per innamorarsi perdutamente della ragazza, ricambiato. Ma questo amore è considerato aberrante tanto dalla comunità musulmana quanto da quella ebraica. Infinite sono le difficoltà che la coppia deve affrontare. L’unica soluzione è la fuga dal villaggio e il trasferimento in una città lontana, dove i due giovani cominciano la loro vita comune. La storia di un amore contrastato per motivi religiosi è ambientata nel passato, ma ci riporta a una realtà tragica e inammissibile, purtroppo rimasta attualissima nel presente.

L’ultima opera di al-Muqri, Ḥurmah (Onore), 2013, non tradotta in italiano, è un romanzo sociologico e psicologico imperniato sul tema della condizione femminile e della discriminazione della donna nella società yemenita. Un mondo in cui spesso la donna ha soltanto la scelta tra la sottomissione, rischiando di trasformarsi in un fantasma recluso fra le mura domestiche, e la trasgressione, per la quale pagherà il prezzo dell’esclusione dalla società civile.

La donna yemenita vive ancora in una condizione di soggezione già evidenziata dal suo abbigliamento: come le vicine saudite, le yemenite indossano il balto, una tunica nera che le ricopre dal capo ai piedi. Oltre al velo che nasconde i capelli, sul viso appaiono il niqab, fitto velo che cela la parte inferiore del volto, e la lathma, altro velo trasparente che dissimula gli occhi. La donna deve chiedere il permesso al suo tutore legale per compiere qualsiasi azione: iscriversi all’università, scrivere un libro, accettare un lavoro. Non può uscire di casa senza il mahram, un parente di sesso maschile incaricato di vigilare sul suo onore. Come sarà allora la vita sentimentale ed erotica della donna yemenita in un simile contesto? E’ proprio questo il tema centrale del romanzo, affrontato e sviscerato senza tabù: le protagoniste, due sorelle, percorrono strade diverse, ma entrambe non solo non trovano l’amore e la felicità, ma vanno incontro a un destino fatale. Lula, la sorella maggiore, sceglie la via della trasgressione, infrange le rigide regole della società musulmana, inseguendo il piacere e il sogno di una vita libera e disinibita, arrivando perfino alla prostituzione per aiutare la famiglia. La sorella minore, invece, più legata alla concezione tradizionale e ai valori religiosi, aspetta il matrimonio per realizzarsi come donna: si sposerà due volte, si procurerà un amante, ma non troverà mai l’amore né l’appagamento dei sensi. Entrambe le sorelle vedranno svanire i propri sogni e andranno incontro alla rovina.

* traduttrice di romanzi di letteratura araba