Impresentabile per la commissione Antimafia di Rosy Bindi per un’accusa di tentata concussione dalla quale è uscito assolto “perché il fatto non sussiste”. Gongola, il governatore Pd della Campania Vincenzo De Luca, mentre si toglie un macigno dalla scarpa dopo aver incassato l’assoluzione dalla seconda sezione penale del tribunale di Salerno nel processo Sea Park. “Assoluzione piena dopo 18 anni. Esprimo piena soddisfazione e rispetto – scrive De Luca in un tweet – per la magistratura. Era questa la vicenda per cui una avventurosa parlamentare ci aveva presentato come ‘impresentabili’. Oggi ci presentiamo a testa alta”.

De Luca è stato assolto insieme ad altri 41 imputati tra tecnici, funzionari comunali e imprenditori coinvolti nel progetto e nell’iter di realizzazione, avviato nel 1998, di un parco acquatico che avrebbe dovuto sorgere – e mai nacque – nell’area della dismessa Ideal Standard. Un parco da costruire con gli investimenti di coop rosse emiliane attraverso varianti urbanistiche e procedure che secondo il pm Gabriella Nuzzi delineavano una moltitudine di reati contro la pubblica amministrazione. De Luca era imputato anche di truffa e abuso d’ufficio. Il pm Vincenzo Montemurro, che ha ereditato il fascicolo, aveva chiesto ad aprile l’assoluzione di tutti gli imputati.

Va ricordato che inchiesta, rinvii a giudizio e dibattimento hanno sofferto della decisione della Camera dei Deputati di negare le intercettazioni di De Luca, depositate dal pm Nuzzi nel 2005 quando l’attuale governatore era deputato Ds e dovette difendersi da tre richieste di arresto (tutte respinte). Non era sotto controllo il suo telefono, ma quello di alcuni coindagati: Felice Marotta, Giovanni Paolo Santopietro, Angelo Tiefenthaler. Sono intercettazioni “indirette”. Gli indagati discutono con De Luca della vicenda Sea Park e tra di loro anche del deputato. Alberto Di Lorenzo, Luigi Mellone, l’ imprenditore Vincenzo Greco accusato all’epoca di voler rendere turistico un suolo agricolo, Mario Galeone, Alfonso Gallo, Giovanni Esposito.

Mandare al rogo le conversazioni di De Luca fu l’esito di una battaglia legale senza esclusione di colpi. La Camera negò il consenso all’utilizzo dei nastri, gli avvocati di De Luca ne chiesero e ottennero la distruzione l’anno dopo, disposta dal Gip Gaetano Sgroia all’esito di una perizia che stabilì che questo “non avrebbe alterato le altre fonti di prova”. Forse De Luca sarebbe stato assolto lo stesso. Ma avremmo capito qualcosa in più della storia di un grande affare svanito nella Salerno Città Europea che macinava cemento e consensi per il suo leader maximo. Domande senza risposta, che però non mutano la verità giudiziaria: De Luca è stato assolto nel merito, dopo aver rinunciato alla prescrizione dei reati meno gravi.