Quanti sono i laureati italiani che, dopo 4 anni dal conseguimento del loro titolo di studio, lavorano? E quali sono i percorsi di formazione che garantiscono maggiori chance occupazionali? E la situazione dei nostri diplomati che cercano di costruirsi una carriera nel mondo del lavoro? A queste e ad altre domande prova a rispondere l’Istat nel suo report I percorsi di studio e lavoro dei diplomati e dei laureati, appena pubblicato, che analizza l’attuale situazione di chi ha conseguito il titolo superiore o universitario nel 2011.

Quanti sono i laureati che lavorano? – Resta stabile la quota di laureati italiani che, a distanza di 4 anni, lavora. Tra chi ha ottenuto una laurea di I primo livello nel 2011 – quella comunemente definita “triennale” – la quota attuale di occupati è del 72,8%. Il tasso sale all’80,3%, invece, per i laureati di II livello a ciclo unico e all’84,5% per gli specialistici biennali di II livello (i cosiddetti “3+2”). Valori sostanzialmente in linea con quelli raccolti nel 2011 dall’istituto di statistica, e che prendevano in esame i laureati nel 2011. Si riduce il gap di genere: il divario è maggiore nel caso dei laureati di II livello, più contenuto per chi ha scelto il percorso triennale.

I titoli di studio più vantaggiosi – Le lauree che, stando ai dati Istat, garantiscono maggiori chance occupazionali sono quelle di II livello nei gruppi Difesa e sicurezza (99,4%), Medicina (96,5%) e Ingegneria (93,9%). Al polo opposto, i titoli letterari (lavora il 61,7% degli umanisti con laurea triennale e il 73,4% di quelli di quelli con la specialistica), e geo-biologici (58,6% dei laureati di primo livello e 76,5% di secondo livello). L’Istat definisce “critica” anche “la situazione dei laureati di primo livello nel gruppo psicologico (54,4% di occupati) e dei laureati di secondo livello nel gruppo giuridico (67,6%)”.

Quali contratti di lavoro, per i laureati? – A quattro anni dalla laurea, chi ha preso il titolo di base è in più della metà dei casi ancora precario. “Oltre uno su due (52,8%) lavora a tempo determinato oppure con contratti di collaborazione coordinata e continuativa o di prestazione d’opera occasionale o con borse di studio/lavoro”: così si legge nel report dell’Istat. Le condizioni migliorano per chi ha un titolo più elevato: “il lavoro non stabile coinvolge il 41,9% dei laureati di secondo livello”. Anche in questo caso, i laureati di II livello che provengono dai gruppi Difesa e sicurezza, Medicina e Ingegneria sono i più avvantaggiati: percepiscono anche retribuzioni medie più elevate (superiori a 1.600 euro al mese).

I diplomati che restano coi genitori – Il report dell’Istat, come detto, analizza anche la situazione dei diplomati. A quattro anni dalla fine degli studi superiori, oltre otto italiani su dieci (81,6%) abita ancora con i genitori o con fratelli e sorelle. Solo il 9,8% vive da solo o con persone non legate da parentela e poco meno del 9% ha formato un proprio nucleo familiare. Gran parte dei giovani che restano con la famiglia d’origine attribuisce questa scelta alla mancanza di un lavoro stabile o di risorse economiche sufficienti (41,1% tra le donne e 44,9% tra gli uomini) ma anche al fatto di essere ancora studente (41,7% donne, 32,8% uomini).

Peggiora il tasso di occupati tra i diplomati – La stima dei diplomati che hanno conseguito il titolo nel 2011 e che nel 2015 lavorano è pari al 43,5%: un calo del 2,2% rispetto al dato raccolto nel 2011 e riferito a chi aveva conseguito la maturità nel 2007. Il 21,8% dei diplomati, poi, è in cerca di occupazione (16,2% nel 2011). Il peggioramento degli esiti occupazionali riguarda soprattutto gli uomini, che nel 2015 sono occupati nel 46,8% dei casi (51,2% nel 2011); rimane stabile al 40,4% la quota di diplomate lavoratrici. Nelle regioni meridionali l’inserimento nel mondo del lavoro continua a essere più difficoltoso: i residenti nel Mezzogiorno diplomati nel 2011 che l’anno scorso risultavano con un contratto in tasca sono il 37%, nel Centro superano il 42% mentre al Nord si aggirano intorno al 50%. Nel 2015 il 48,3% dei diplomati è impegnato nel percorso universitario (50% nel 2011), solo sette su 100 hanno già conseguito una laurea, tipicamente di primo livello, e scelgono di non proseguire gli studi. Ad aver più chance di trovare un lavoro, rispetto ai coetanei diplomati, sono i ragazzi che conseguono la maturità negli istituti tecnici o professionali.

I contratti di lavoro ottenuti dai diplomati – Fra i diplomati che lavorano nel 2015, uno su quattro (25,3%) è dipendente a tempo indeterminato, l’11,5% è lavoratore autonomo, il restante 63,2% ha un’occupazione “non stabile”; nel dettaglio, il 33,8% ha un contratto a tempo determinato, l’8,7% è alle dipendenze senza contratto, il 13,8% ha un contratto a progetto, di prestazione d’opera, voucher o una borsa di studio/lavoro e il 6,9% svolge attività formativa retribuita. I percorsi di laurea più scelti dai diplomati, infine, sono quello economico-statistico (14,5% degli immatricolati complessivi), quello medico (13,8%) e quello ingegneristico (13,1%).