Stretta sui voucher, ma solo a metà. Venerdì sera il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto correttivo del Jobs act che introduce novità volte a garantire la tracciabilità dei cosiddetti buoni lavoro del valore nominale di 10 euro utilizzati in diversi settori, dal turismo all’agricoltura, per il pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio. Ma basterà questo intervento per fermare l’utilizzo irregolare di quelli che il presidente dell’Inps Tito Boeri ha definito “la nuova frontiera del precariato”? Una sola certezza: il testo non apporta quelle modifiche che primi fra tutti i sindacati chiedono da tempo. In più occasioni, infatti, i rappresentanti dei lavoratori hanno sottolineato la necessità di “escludere interi settori dall’utilizzo dei buoni per non alimentare il lavoro nero” e di imporre un tetto massimo di ore al loro impiego in azienda, perché “le prestazioni pagate con i voucher siano effettivamente residuali”.

CHE COSA CAMBIA – Il nuovo testo che ne disciplina l’utilizzo fissa invece l’obbligo per l’azienda di comunicare all’Ispettorato del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione di lavoro accessorio, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione stessa. Per quanto riguarda, invece, il settore dell’agricoltura, in questo ambito i committenti sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione di lavoro accessorio con riferimento ad un arco temporale non superiore a 3 giorni. E non più, quindi, a 7 giorni come previsto nello schema a maglie larghe del decreto correttivo approvato in via preliminare a giugno scorso. E sempre per il settore dell’agricoltura, l’utilizzo del lavoro accessorio rimane soggetto al limite generale dei 7mila euro per lavoratore. In caso di violazione degli obblighi di comunicazione sarà applicata la stessa sanzione prevista per il lavoro intermittente, ossia la sanzione amministrativa che va da 400 a 2.400 euro in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. “Le integrazioni apportate – si legge in una nota del Consiglio dei ministri – sono volte a garantire la piena tracciabilità dei voucher”.

UN PO’ DI NUMERI – E fin qui i sindacati concordano, ma non si fermano: “Un passo in avanti, che non può bastare però a fermare la deriva”. Perché se la legislazione sul lavoro del governo Berlusconi ha esteso i voucher a tutti i settori e la legge Fornero ha cancellato il riferimento all’attività occasionale, il Jobs act ha messo il carico da novanta, alzando il tetto retributivo da 5mila a 7mila euro l’anno. Il risultato di questi interventi? Secondo le cifre fornite da Inps e Veneto Lavoro i voucher sono diventati l’unica fonte di reddito per il 37% dei lavoratori che li ricevono. Che sono passati dai 24mila del 2008 agli 1,4 milioni del 2015, anno un cui è stato registrato un incremento nel loro utilizzo del 66% rispetto al 2014, per un totale dichiarato di 115 milioni di ore. Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti ha già annunciato che alle modifiche legislative si aggiungeranno anche controlli specifici sul territorio. Ma i sindacati hanno molte perplessità riguardo alla possibilità che questo intervento, pur necessario, potrà bastare da solo a impedire i comportamenti illegali da parte delle aziende che, ad esempio, acquistano il voucher per poi utilizzarlo solo in caso di un controllo ispettivo.

LE RICHIESTE AD OGGI INATTESE – “Un tetto di ore che ogni azienda non può superare e l’esclusione di interi settori”, sono i primi passi indicati dal segretario confederale Uil Guglielmo Loy che ha già sottolineato come “il boom nel comparto del commercio, del turismo e dei servizi stia erodendo terreno al lavoro strutturato”. D’altro canto, commentando giorni fa i dati diffusi dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha commentato: “Questo governo aveva detto stop alla precarietà, invece ha sdoganato i voucher”, mentre a riguardo il segretario confederale Cisl, Gigi Petteni ha sollecitato un intervento ad hoc “per ricondurre l’utilizzabilità dei buoni alle attività effettivamente stagionali per fare realmente pulizia nel mercato del lavoro”. E non è un mistero che per Pitteni tra i settori in cui “i voucher dovrebbero essere eliminati” al primo posto c’è “l’edilizia, dove abbiamo registrato le maggiori speculazioni”. Sulla stessa lunghezza d’onda la Cgil che chiede di “ricondurre l’istituto del voucher alla sua origine”, perché la sola introduzione delle novità sulla tracciabilità lascerà comunque “milioni di lavoratori in un’area grigia senza diritti, fatta di precariato e povertà”.