C’è chi la usa per dare ancora più vitalità al rum, chi non ne può fare a meno se deve preparare una crema pasticcera degna, senza contare le qualità antisettiche e secondo una leggenda anche afrodisiache. Non dimenticando l’uso che se ne fa in prodotti di profumeria e igiene. Forse per tutti questi motivi il mondo chiede sempre di più vaniglia ‘naturale’, estratta dalla pianta e non ottenuta da processi chimici. Ma le poche coltivazioni non riescono a tenere il passo.

Il risultato, spiega un lungo articolo su Chemical and Engineering News, è che ci sono già gravi carenze, con il prezzo è dieci volte maggiore rispetto a pochi anni fa, con questa spezia che è la seconda più costosa al mondo dopo lo zafferano. L’80% della vaniglia naturale che si consuma nel mondo, spiega l’articolo, viene dal Madagascar, dove però l’ultimo anno ha visto un calo del 50% della produzione a 1500 tonnellate, a causa della pratica di anticipare il raccolto per evitare il furto delle piante. Questo ha portato il prezzo dei semi di vaniglia a 225 dollari al chilo, e quello dell’estratto, appena il 2% del peso dei semi, a 11mila dollari al chilo, quando nel 2012 era 1.250.

La domanda – come riporta l’Ansa – è destinata a crescere ulteriormente, visto che secondo il centro ricerche Mintel solo negli Usa il 2% dei nuovi cibi e il 3% delle bevande lanciate lo scorso anno era aromatizzato alla vaniglia, e attualmente sono 18mila i prodotti nel mondo che la contengono. Le industrie hanno da tempo trovato il modo di rimpiazzare l’estratto naturale con un equivalente sintetico, di cui si producono 18mila tonnellate l’anno, ma la crescente richiesta di prodotti all natural sta mettendo in crisi il sistema, visto che la vaniglia viene ancora prodotta artigianalmente, con piante impollinate e raccolte a mano.

Accanto ai piccoli produttori di alimenti, sottolinea l’articolo, anche i giganti ora hanno annunciato di voler eliminare la vaniglia sintetica, a partire da Nestlè nel febbraio 2015. “Quando Nestlè ha annunciato che voleva andare verso prodotti solo naturali è stato come rompere una diga – spiega John Leffingwell, del centro ricerche Leffingwell -. Gli altri non avrebbero mai fatto una mossa del genere, ma poi hanno dovuto seguire”.  Per cercare di ovviare al problema sono stati sviluppati processi di produzione dell’aroma vaniglia basati su ingredienti naturali, come la lignina, o che utilizzano lieviti Ogm, ma questi non permettono di scrivere sulle etichette che il prodotto contiene vaniglia naturale, ma solo che ‘non ha ingredienti artificiali’. Allo studio ci sono anche varietà Ogm della pianta in grado di aumentare la produttività, che al momento è molto bassa, con 600 boccioli fecondati a mano che sono sufficienti a produrre un chili di semi. Nonostante i tentativi, afferma Carol McBride dell’azienda Usa Symrise, il problema rimane. “Dobbiamo far crescere più piante – afferma – salvaguardando la sostenibilità della vaniglia così da poterla conservare per le generazioni a venire”.

L’articolo su Chemical and Engineering News