I fronti e le alleanze in Siria sono mutevoli. Nemici diventano improvvisamente alleati. Per questo, 150 intellettuali siriani hanno firmato un appello denunciando proprio la fluidità dei fronti politici, con particolare riferimento agli Usa che, dopo anni di ostilità, ha compiuto una giravolta di 360 gradi avvicinandosi a Mosca. Questo riallineamento è cominciato tre anni fa “quando Russia e Usa hanno firmato un’intesa sulle armi chimiche in Siria, avvallato dall’Onu, Israele e il governo siriano, quest’ultimo responsabile dell’uccisione di circa 1.466 persone, morte nella strage di Ghouta, a Damasco” – si legge nell’appello pubblicato su al Araby al Jadid, quotidiano panarabo con base a Londra, sottoscritto da intellettuali siriani di vari orientamento politico e fede.

Dopo tre anni da quello scandaloso accordo – continua l’appello – la morte di mezzo milione di siriani, russi e americani si sono accordati per il congelamento della situazione corrente e per condurre insieme una guerra al terrore che non ha fine”, riferendosi all’accordo di cooperazione militare fra Mosca e Washington per condurre raid congiunti contro Isis e Fateh Sham (ex Al Nusra) in Siria.

Gli intellettuali siriani chiedono il ritorno a un senso “morale politico” intorno alla questione siriana, sottolineando che l’accordo di cooperazione militare siglato fra Russia e Usa ha glissato ogni altra questione, come la presa di coscienza e di provvedimenti volti a conoscere “il destino di un numero imprecisato di prigionieri detenuti in condizioni disumane nelle carceri siriane e senza aver raggiunto nessun accordo che conduca alla rottura degli assedi in molte località”.

È proprio l’accordo di cooperazione militare contro i terroristi, firmato da Usa e Russia, ha suscitato diverse reazioni fra i media arabi. Per Hassan Haidar, editorialista del quotidiano panarabo al Hayath, “il nuovo accordo americano-russo intorno alla Siria riassume il percorso di graduale declino a cui è stata costretta la rivoluzione siriana, dopo che è stata sottoposta alla violenza del governo di Damasco e alle congiunture politiche. Agli inizi, la posizione americana è stata contraddittoria: da una parte, il desiderio di aiutare i siriani nel loro cambiamento e dall’altra la scelta di ritirarsi dal loro ruolo regionale”.

A Haidar fa eco Walid Abi Murshid, giornalista libanese, che su as Sharq al Awsat, maggiore quotidiano saudita, scrive che “da un punto di vista diplomatico, il presidente Obama ha preso una decisione politica immorale e circostanziale nello stesso tempo, accettando la condivisione delle responsabilità con Putin nel conflitto siriano”. “Nel 2013 – prosegue Murshid – Obama era in grado di intervenire militarmente in Siria, dopo che fu chiaro che il governo siriano aveva usate le armi chimiche nella Ghouta a Damasco. Mentre oggi si ritrova a cooperare con Damasco. Questo ha spinto Assad ha dichiarare che ‘è pronto a riprendere tutto il territorio’”.