E’ ubriaca fradicia, quasi non si regge in piedi. E’ chiusa nel bagno di una discoteca nel Riminese. Insieme a lei c’è un ragazzo. La sta violentando. Nella toilette accanto ci sono però le amiche della 17enne. Potrebbero intervenire, sfondare la porta, chiedere aiuto, liberarla. Potrebbero. Invece assistono alla scena come se si trovassero al cinema e preferiscono filmare con il cellulare. Ridono e sghignazzano. Non si rendono conto di quello che sta succedendo. Nemmeno il giorno dopo, però, quando ormai anche la sbornia è passata, capiscono cosa è andato in scena in quel bagno. Perché la prima cosa che fanno è far girare il filmato su WhatsApp. Come se si trattasse di uno di quei video che ci si scambia tra amici per fare due risate, e non della cronaca in presa diretta di una violenza sessuale.

A raccontare questa storia che risale al marzo scorso è il quotidiano il Giorno. Sant’Arcangelo di Romagna. E’ un sabato sera, il gruppo di amiche lo passa in una discoteca che dallo scorso aprile è chiusa per il mancato rinnovo del contratto di locazione. Le ragazzine bevono. Riescono a ubriacarsi nonostante ci sia il divieto di somministrare alcolici ai minorenni, ma già l’estate scorsa il locale finisce nel mirino delle forze dell’ordine per aver organizzato un happy hour a bordo di uno yacht da cui sarebbe scesa una minorenne completamente ubriaca. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano, la 17enne viene agganciata da un ragazzo albanese che conosce di vista. Quando ormai ha perso totalmente il controllo, lui la trascina in uno dei bagni del locale, chiude la porta a chiave e inizia ad abusare della ragazza che a quel punto non è più in grado di capire cosa sta succedendo. Non sono da soli, però. Nel bagno accanto – come racconta il Giorno – c’è il gruppetto di amiche. Che si arrampica, tira fuori lo smartphone, preme il tasto e filma. Con una lucidità e una freddezza da brividi.

Nel video – secondo l’Adnkronos – si vedono i due ragazzi seminudi. Ma è il giorno dopo che questa storia acquista una sfumatura, se possibile, ancora più inquietante. Invece di andare dai carabinieri a denunciare tutto, il gruppetto di amiche si diverte a far girare il filmato su WhatsApp, che a quel punto arriva anche alla vittima di questa storia. Fino a quel momento non ricorda niente di quello che è accaduto la sera prima. Ha solo dei flash. Adesso invece capisce tutto, ma solo un mese dopo quel sabato sera. Lo racconta alla madre che va dai carabinieri e sporge denuncia. Siamo a metà aprile. I riscontri medici, dunque, si sono potuti effettuare solo un mese e 10 giorni dopo, e i risultati ovviamente sono scarsi.

A coordinare le indagini è il sostituto procuratore Davide Ercolani che deve ricostruire l’esatta dinamica di quello che è avvenuto quel sabato. Non sarà facile. Visto che non può contare sugli esami medici o sui ricordi della 17enne. Per questo vengono ascoltate le sue amiche. Il ragazzo, presunto autore della violenza, è stato identificato e al momento non è stato iscritto nel registro degli indagati. Non esistono invece indagini né carabinieri né magistrati che potranno spiegare il comportamento delle amiche.