Una vignetta sul terremoto che sfocia in un muro contro muro sulla satira. Non è un dibattito ma un scontro per vie legali quello che si consuma tra il comune di Amatrice e il settimanale satirico Charlie Hebdo, che il 31 agosto aveva pubblicato una vignetta sul terremoto nel Centro Italia. Il Comune rietino ha deciso di denunciare il giornale, che a sua volta contrattacca. “Una querela non ci spaventa”, ha detto il direttore Laurent Sourisseau, in arte Riss, ai microfoni di radio France Inter.

“Per noi si tratta di umorismo nero – ha proseguito, giustificando la scelta della pubblicazione -. E’ un disegno come ne abbiamo fatti altri in passato, non ha nulla di straordinario. Il frastuono che si è scatenato sui social network, è totalmente sproporzionato. Ci sono state tante dichiarazioni, la denuncia aspettiamo di vederla, vediamo di che si tratta. Ma non ci fa nessuna paura”. E ha ricordato come la tragedia di Amatrice non fosse l’unica sulla quale il giornale aveva ironizzato: “Abbiamo fatto in passato vignette simili su Bruxelles, sul terremoto ad Haiti e nessuno ha protestato, nessun italiano ha protestato. La morte è un tabù, qualche volta bisogna provare a trasgredire”.

Le vignette contestate sono due. La prima del 31 agosto raffigurava le vittime “in modo tale da somigliare a degli stereotipati piatti della tradizione culinaria italiana”, aveva commentato l’avvocato del Comune di Amatrice Mario Cicchetti, mentre nella seconda Charlie Hebdo “aveva attribuito  la colpa della devastazione del centro Italia alla mafia”. Per il legale “si tratta di un macabro, insensato e inconcepibile vilipendio delle vittime di un evento naturale. La critica, anche nelle forme della satira, è un diritto inviolabile sia in Italia sia in Francia, ma non tutto può essere ‘satira’ e in questo caso le due vignette offendono la memoria di tutte le vittime del sisma, le persone che sono sopravvissute e la città di Amatrice”. Anche il sindaco Sergio Pirozzi ha voluto commentare la decisione di denunciare la rivista. “Charlie Hebdo per me è un ciclostilato: era giusto che si pigliasse una querela e stiamo operando affinché si possa querelarli anche in Francia“.