Dal Politeama di Lecce aveva ribadito la sua posizione: non si fermano le Olimpiadi “perché qualcuno potrebbe rubare”, perché “un Paese serio è quello che se qualcuno ruba lo arrestano, non quello dove si arrestano le grandi opere”. Matteo Renzi aveva così attaccato la posizione del Movimento 5 Stelle di Roma, che nei giorni del caos della giunta Raggi rimane compatto sul no ai all’ipotesi dei Giochi del 2024. E oggi il premier torna sul tema, perché negare l’evento non può essere l’arma politica dei grillini per tornare uniti. “Uno può dire no, che vuol dire no a posti di lavoro, riqualificazione delle periferie, identità, ma non si possono utilizzare le Olimpiadi come strumento per far pace all’interno di una faida di un movimento”, ha detto all’inaugurazione della Fiera del Levante di Bari.

“La discussione sulle Olimpiadi riguarda tutto il Paese”, ha aggiunto, ricordando come, a proposito di Expo, si parlasse di “schifezza, mangiatoia”. Ma quell’evento ha portato “21 milioni di visitatori, ricchezza agli alberghi, gusto per l’agroalimentare che nel mondo non cresce da solo”. Renzi è convinto che sia quindi necessario “creare le condizioni non per bloccare opere pubbliche ma per bloccare i ladri”. Invita “chi non la pensa come noi” a spiegare le sue ragioni, ma avverte: “I soldi e le occasioni o aiutano le nostre città a crescere o aiuteranno le altre città di un altro paese. Se quei soldi non vanno a Roma, andranno a Parigi“.

Nel corso del suo intervento ha anche parlato di terremoto e di prevenzione, affinché “non sia più una frase fatta del giorno dopo” e ha ricordato di avere dato “incarico di liberare i primi 100 milioni dal fondo della Presidenza per darli al dipartimento dei Vigili del Fuoco per portare all’avanguardia i mezzi con cui lavorano”. Ha ringraziato loro e i volontari per la loro “professionalità” perché hanno permesso i soccorsi sia in occasione dello scontro ferroviario ad Andria sia in occasione del sisma tra Lazio e Marche. Un passaggio anche sui dati economici del Pil del Sud, che “riparte troppo piano” così come quello del Paese”. Ha però richiamato l’attenzione sui “numeri di prima, che sono numeri di un’ecatombe. Dal 2008 al 2014 Pil del Sud è crollato del 9%, quello del Centro-Nord dell’1.4%. Venivamo da una situazione devastante”.