Il sessismo in Parlamento non è solo una questione maschile. Anzi. “A volte purtroppo frasi molto sessiste arrivano anche da altre donne, in Parlamento anche da colleghe esponenti del Movimento 5 stelle che definiscono me, altre colleghe o la presidente della Camera con espressioni che vanno dalla velina all’ancella”. Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi – che di recente ha assunto anche la delega alle Pari opportunità – intervenendo all’evento Il tempo delle donne organizzato dal Corriere della sera a Milano, parla degli insulti rivolti alle donne da altre colleghe di Camera e Senato. Perché “il sessismo in Parlamento è più esplicito si vergognano meno”, ha spiegato, pur sottolineando che il maschilismo nella nostra società è ancora molto diffuso.

“Forse quando si va in Parlamento a rappresentare i cittadini – ha aggiunto – bisognerebbe cercare di non usare queste espressioni quando ci si rivolge a una donna”. E’ tornata anche sul caso della vignetta satirica pubblicata sul Fatto Quotidiano che la prendeva in giro per la cellulite e sulla battuta di Marco Travaglio, che la invitava a occuparsi più della propria forma fisica che del titolo V della Costituzione. “A un uomo una critica ingiusta come ‘preoccupati della cellulite e della prova costume invece che di riforme’ penso non sia mai capitata – ha sottolineato – è una critica che va al di là del merito”.

Ma sono offese, ha proseguito, per i quali “non mi arrabbio. A volte ci sono cose che mi feriscono, ma non mi provocano un effetto di rabbia o di cedimento. In me provocano l’effetto contrario, mi viene da impegnarmi di più, di lavorare di più per dimostrare che sono capace. Mi dispiace, però, perché questo può scoraggiare le altre donne” perché “se passa l’idea che se ti impegni, ma sei donna e sei giovane, magari vieni attaccata in quanto donna, c’è il rischio che qualcuna” faccia un passo indietro.

“Per essere prese sul serio – ha detto durante l’incontro – non dobbiamo travestirci da uomo o rinunciare alla femminilità”. Poi ha parlato di sua nipote, una bimba di cinque mesi, alla quale augura di vivere tempi meno complicati. “Se deciderà di fare l’insegnante, la politica, la giornalista non dovrebbe preoccuparsi di essere donna, ma solo di fare bene o fare male il suo lavoro”.

In veste di responsabile anche delle Pari opportunità, ha ricordato che giovedì 8 settembre si è riunita per al prima volta la cabina di regia tra diversi ministeri per far fronte alla violenza sulle donne. Un tema sul quale servono “prevenzione e politiche di contrasto, che partono dall’educazione, dalla formazione delle forze dell’ordine, e passano per strutture ospedaliere che siano in grado di farsi carico delle vittime”, a regole che consentano alle donne vittime di abusi “di stare a casa dal lavoro per curarsi” senza perdere il posto. I fondi, ha continuato Boschi, ci sono, ma le Regioni non li spendono tutti. Nei due anni precedenti il governo ha stanziato 31 milioni per questo tipo di servizi, “di cui quasi 10 non sono stati spesi dalle Regioni – ha detto – e per il prossimo biennio lo Stato metterà a disposizione altri 19 milioni, con l’obbligo da parte delle Regioni di spenderli”. Già stanziati, invece, “altri 12 milioni per i centri anti violenza”, che sono passati da 341 in tutta Italia agli attuali 485. “Le risorse ci sono – ha ribadito – ma vanno spese bene”.