“La Turchia sta preparando la più grande operazione militare della sua storia contro le milizie curde“. Lo ha detto ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, durante una conferenza stampa congiunta con il suo omologo saudita, Adel al Jubeir, secondo quanto riferisce Al Arabiya.

Il 24 agosto il governo turco ha lanciato un intervento senza precedenti nel nord della Siria. Il 28 agosto Recep Tayyip Erdoğan spiegava che il Paese sta combattendo contro un nemico unico, composto da Stato islamico e dalle milizie curde impegnate nella guerra contro l’Is nel nord di Siria e Iraq, al fianco della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. “Le operazioni proseguiranno sino a quando l’organizzazione terrorista Daesh (acronimo arabo per Stato islamico, ndr), il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) e la sua filiale siriana Ypg non saranno più una minaccia per i nostri cittadini”, aggiungeva Erdogan il 29 agosto.

Sul fronte interno le purghe continuano. Il ministero dell’Istruzione ha temporaneamente sospeso più di 11mila insegnanti delle scuole pubbliche per i loro presunti legami con i guerriglieri curdi del Pkk, considerato da Ankara un gruppo terrorista. Bersaglio dell’epurazione sono al momento 11.285 insegnanti ma, secondo l’agenzia di stampa Anadolu, il numero potrebbe crescere fino a 14mila. Se l’accusa sarà confermata, gli insegnanti ora sospesi potranno essere licenziati. Il quotidiano turco Birgun riporta invece informazioni tratte da una pagina web dedicata ai funzionari pubblici e impiegati, cioè kamudanhaber.net, in cui si afferma che il governo ha già presentato un elenco di 11.500 insegnanti sospesi nelle diverse province del Paese.

La scorsa domenica il primo ministro turco, Binali Yildirim, aveva dichiarato che si stimava che fossero circa 14mila gli insegnanti che lavorano nel sudest del Paese, dove si concentra la popolazione curda, ritenuti vicini al Pkk. Più di 50mila dipendenti pubblici, molti dei quali insegnanti, sono stati congedati dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio, con l’accusa di avere legati al predicatore Fethullah Gülen, accusato dal governo di avere organizzato il golpe. I partiti di opposizione e i critici del governo sostengono che questi arresti e licenziamenti stanno diventando una caccia alle streghe e tra i detenuti ci sarebbero persone che non sono mai state vicine a Gülen e non hanno mai partecipato a episodi di eversione.

“Il fatto che la Turchia abbia condotto la sua operazione in Siria con successo e molto rapidamente – ha detto intanto Erdogan, durante un discorso ad Ankara – ha cambiato la visione del mondo rispetto alla regione. Non è più possibile mettere in atto nessuno scenario nella regione che non includa la Turchia o che non abbia il suo consenso”.