Fabrizio Viola lascia la nave nella sua manovra più difficile. Le dimissioni dell’amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, nell’aria da qualche giorno nonostante le smentite, sono arrivate giovedì sera al termine di un consiglio di amministrazione dell’istituto toscano che si è svolto in seguito a una nuova riunione dei vertici dalla banca con la vigilanza di Francoforte. Sul tavolo l’ennesimo piano di salvataggio del Monte che, dopo il varo di fine luglio con il placet della Bce, è stato accompagnato da continui rumors su aggiustamenti e modifiche sostanziali. Sullo sfondo i timori per la realizzabilità della nuova ricapitalizzazione, questa volta da 5 miliardi di euro, che sembra sempre più in salita ogni giorno che passa. Del resto il primo azionista dell’istituto, il ministero del Tesoro, per bocca di Pier Carlo Padoan, nei giorni scorsi ha dichiarato di non aver ancora deciso se sottoscrivere la ricapitalizzazione, trovandosi a un bivio tra perdere quanto investito e mettere altro denaro nel Monte.

E’ in questo contesto che il consiglio di amministrazione di Mps e l’ad “hanno convenuto sull’opportunità di un avvicendamento al vertice della banca”. Il consiglio ha altresì fatto sapere di aver avviato il processo  per “arrivare in tempi molto brevi” alla selezione del successore di Viola che “manterrà le funzioni” fino all’individuazione del suo sostituto. Viola, si spiega da Mps, “ha dato la propria disponibilità a definire, insieme al presidente, una ipotesi di accordo per la risoluzione del rapporto, subordinata all’approvazione degli organi competenti, nel pieno rispetto delle previsioni contrattuali e della normativa vigente, mantenendo le proprie funzioni fino alla nomina del suo successore e assicurando il proprio supporto per il tempo necessario”.

L’ad uscente, conclude la nota di Rocca Salimbeni, “lascia la banca solida e in utile, con un piano, presentato al mercato lo scorso 29 luglio, che comprende una soluzione strutturale e definitiva per gli npl”, ovvero i crediti di difficile riscossione che dovrebbero essere rilevati a caro prezzo dal fondo Atlante. Il cda ha quindi ringraziato Viola all’unanimità “per l’alta qualità del lavoro svolto nell’interesse di Banca Monte dei Paschi di Siena, esprimendo un forte apprezzamento per la grande competenza, la totale dedizione e trasparenza con cui ha guidato efficientemente la banca per più di quattro anni”.

Sul tavolo del consiglio era previsto un punto sul piano di rafforzamento patrimoniale, anche alla luce dell’incontro tra Viola e i tecnici della vigilanza europea. Quindi le possibili modalità di conversione delle obbligazioni subordinate in mano agli investitori istituzionali, per alleggerire la quota dicapitale fresco da chiedere al mercato. Tra le criticità, i timori governativi legati alla concomitanza della ricapitalizzazione co I punti critici riguardano anche l’incertezza legata all’incognita referendum costituzionale. Secondo alcune indiscrezioni Viola avrebbe proposto a Francoforte uno slittamento del piano di rafforzamento al 2017, per sganciare l’esito dell’operazione dal verdetto del referendum. Intanto l’entusiasmo odierno degli investitori appare giustificato anche dalle indiscrezioni circolate sulla stampa nazionale questa mattina. Secondo il Messaggero, il nuovo piano industriale dovrebbe ridisegnare l’architettura della banca, dandouna maggior impronta digitale con l’obiettivo di portare il ROE al 10%. Si è parlato anche di dividendo, in particolare le indiscrezioni circolate hannoazzardato l’ipotesi che potrebbe essere distribuita una cedola compresa fra il 6-7% già nel 2019. lal