Per ora non c’è l’ufficialità, ma il presidente del Consiglio Matteo Renzi sembra ormai convinto. Il commissario per la ricostruzione del dopo terremoto in Lazio e Marche sarà Vasco Errani, ex presidente della Regione Emilia Romagna (e della Conferenza delle Regioni) e già commissario del post-sisma in Emilia del 2012. Né l’ex governatore né Palazzo Chigi per il momento hanno confermato l’indiscrezione, Errani ha risposto con un no comment a una richiesta di conferma. Ma il capo del governo sembra convinto. La nomina di Errani a commissario potrebbe avvenire in settimana. In passato il nome dell’ex presidente dell’Emilia era stato avvicinato a possibili incarichi di governo, in particolare dopo l’assoluzione definitiva in corte d’appello nel processo bis per l’inchiesta Terremerse che lo aveva portato alle dimissioni da presidente nel 2014, dopo 15 anni di governo a Bologna. La decisione di Renzi piacerebbe a molti, quasi tutti. “Non ho problemi a dire che Renzi in questo caso ha fatto la miglior scelta possibile se verrà confermata” commenta per esempio il bersaniano Davide Zoggia.

“Ottima scelta. Errani è uomo di esperienza e concretezza” aggiunge il presidente della Lombardia Roberto Maroni, confermando piena collaborazione. Ma il nome di Errani diventa l’ennesimo campo di battaglia tutto interno alla Lega Nord. A fronte della reazione positiva di Maroni, infatti, ecco il commento di segno opposto del segretario Matteo Salvini: “La Lega c’è, per aiutare in ogni modo i terremotati – dice – Ma nominare Errani per la ricostruzione, con migliaia di emiliani ancora fuori casa dopo 4 anni e migliaia di aziende non risarcite e fallite, è una follia“. Sembra stare nel mezzo la posizione dell’ex ministro Roberto Calderoli: “Verrebbe da dire, pensando a questa emergenza del sisma, che Errani è l’uomo giusto al posto giusto per capacità e per l’esperienza maturata dopo il terremoto in Emilia, ma ho molte perplessità invece se sia il momento giusto per questa sua nomina, perché ho il sospetto che questa nomina sia l’ennesima cinica mossa di Renzi per togliersi dai piedi, in vista del referendum ed in un’ottica congressuale, l’unico autorevole esponente nel Pd che pochi giorni fa aveva avuto il coraggio di dire davvero qualcosa di sinistra…”.