La sottile linea rossa è fatta di polvere e pietre. Sotto c’è il bivio, l’ultimo. Lottano contro di lui i soccorritori che – indifferenti al caldo, al freddo della notte e alla stanchezza della veglia – scavano fino all’ultima anima sepolta dal terremoto. Aspettano qualche gemito, una voce, fino i respiri. E allora ingoiano le lacrime che ancora una volta vorrebbero rotolare giù. E continuano a lavorare, le mani come ruspe. Là sotto, finora, per 215 volte ha vinto la speranza. Sono le anime estratte vive dalle macerie dai 2.027 vigili del fuoco coi loro 400 mezzi che ci credono ancora di potere trovare qualcuno là sotto.

Il pensiero fisso è quello di Giorgia, che ha rivisto la luce a sedici ore dal crollo in uno dei punti più disastrati di Pescara del Tronto. Otto anni, con la sua coda di cavallo abbraccia coperta di polvere il vigile del fuoco che la dà alla luce per una seconda volta. Al suo fianco si intravedono altre due gambe all’ingiù, da bimba. Era la sorellina, dormiva accanto a lei. Non c’è più. Da quando hanno percepito il respiro di Giorgia, i soccorritori hanno lavorato “a mani nude per ore”, con grande delicatezza per estrarla. “In quei momenti non ragioni – ha detto al Tg1 il vigile che l’ha sollevata, Angelo Moroni – vai avanti per ore senza sentire sete e fatiche. Siamo stati certi che fosse salva solo quando l’abbiamo messa sulla barella e i medici l’hanno trasportata via. Poi è esplosa fragorosa la nostra gioia per questo grande risultato”.

Moroni spera che la piccola “si ricordi poco di qui, che dimentichi tutto” e quel momento per  il caposquadra di Pesaro e Urbino “è stata una grande gioia. Dentro mi rimarrà un bel risultato”. E’ qui che rotola qualche lacrima di soddisfazione, come se avessero salvato sé stessi o un loro figlio. Giorgia, una volta uscita, tra le braccia del vigile ha chiesto da bere. E’ stata operata nella notte ed è negli occhi di chi ancora oggi continua a cercare vita. E la trova. Come nel caso dei due fratellini Leone e Samuele, 7 e 4 anni. Quando la terra ha iniziato a tremare la nonna Vitaliana li ha infilati con lei sotto il letto, proteggendoli con il proprio corpo. I due piccoli sono sotto i detriti. I soccorritori li vedono e non vogliono che si agitino. Gli danno un obiettivo: una volta fuori faranno un giro sul camion dei pompieri e diventeranno vigili onorari. Loro si rasserenano e intanto, per meritare la promessa, tolgono qualche detrito con le manine. Poi vedono la luce.

Estratti dalle macerie di Amatrice anche due giovani di origini nuoresi, Filippo Sanna, di 23 anni, rimasto intrappolato per ore sotto la casa crollata, e di sua sorella Irene di 16. Sono due dei tre figli di Mario Sanna, un rappresentante di commercio nuorese di 55 anni trapiantato nel Lazio, e di Stefania Ciriello, medico condotto del paese. Filippo, scrive La Nuova Sardegna, è ora ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara in prognosi riservata. Meno gravi le condizioni della sorella. I due erano dati per dispersi.

Alexandra Filotei, invece, era lei stessa a darsi per spacciata. Dopo nove ore passate immobile sotto le macerie ha sperato di morire. “Ho tenuto gli occhi chiusi per paura di ciò che avrei visto – ha detto alle cugine che l’hanno visitata in ospedale -. Sentivo odore di gas e lo respiravo, dicevo ‘è meglio morire così almeno non mi accorgo di nulla'”. E invece i soccorritori sono arrivati, strappandola alla morte dopo lunghissime ricerche. Solo dopo l’intervento a cui è stata sottoposta in Chirurgia generale si è riposata: dopo lo choc di tante ore di terrore trascorse forzatamente ad occhi chiusi, non riusciva ad abbandonarsi al sonno. Romana, attrice comica di teatro e regista di spettacoli di cabaret, è sopravvissuta al crollo della casa estiva dei genitori con i quali stava trascorrendo qualche giorno nel borgo. Il padre Marino, originario di Pescara del Tronto, ora ricoverato a Perugia, un amico di famiglia e i due figli di lui, sono sopravvissuti. Sua mamma, Ada, non ce l’ha fatta.

Ci sono i soccorritori, poi c’è chi cerca di fare lo stesso anche se il suo mestiere è un altro. E ce la fa. Succede nel caso di un giovane peruviano ad Amatrice. La casa è crollata, ma alcune persone sentono i suoi lamenti. E allora iniziano a cercarlo, a spostare quegli ammassi infiniti e informi di pietre. “Abbiamo levato i sassi uno ad uno con le mani, ci sono volute due ore, ma alla fine siamo riusciti a tirarlo fuori. Sentiva freddo ed era sotto choc”, racconta una di loro. Si chiama Fernando Scasciafratti, lavora come cantoniere alla provincia di Rieti. Il ragazzo era insieme a una bimba, alla madre e a una badante. “Appena l’ho visto – continua – l’ho baciato e gli ho detto: ‘E’ finita, non ti preoccupare, adesso va tutto bene’. E per distrarlo, mentre era in barella, gli ho chiesto per quale squadra tifava. Piangeva. ‘C’è mia mamma sotto’, diceva. Ho trovato delle bandiere italiane abbandonate in una piazza. E le ho messe sul suo petto perché aveva freddo, per coprirlo”. Anche stamattina Scasciafratti è ad Amatrice: “Dobbiamo fare una ricognizione delle strade per segnalare eventuali dissesti”.

Mani aiutano altre mani anche nel caso di di Vincenzo, ferito nella provincia di Rieti. “La sua camera è sprofondata di un piano – racconta il cognato Sandro Sartori -, urlava ‘non ce la faccio più’. Poi sono arrivati i vigili del fuoco che lo hanno estratto. Credo che sia stato sepolto sotto le macerie per circa cinque ore”. Vincenzo si è salvato perché un armadio gli ha fatto scudo. “Mi ero alzato in piedi per vedere l’ora e in un attimo mi è crollato addosso il tetto di casa. Sono vivo per miracolo”.