Chi attacca la pm di Ragusa sul mancato fermo dell’indiano accusato di tentato sequestro di persona per aver preso in braccio una bimba sulla spiaggia di Scoglitti “non conosce la legge”. Lo afferma l’Associazione nazionale magistrati, che definisce “inaccettabili” gli attacchi al pm di Ragusa Giulia Bisello, titolare dell’inchiesta su Ram Lubhaya, ambulante con precedenti per droga. Accuse arrivate, oltre che dai familiari della vittima e sui social, da esponenti politici di centrodestra come Maurizio Gasparri e Daniela Santanchè. Secondo quanto emerso, il 43enne ha preso la bimba in braccio per meno di un minuto, senza allontanarsi, per poi essere bloccato dai familiari stessi, mentre qualcuno chiamava i carabinieri.

Sui fatti accaduti nel territorio del Comune di Vittoria lo scorso 16 agosto, che “saranno accertati nel procedimento penale”, l’Anm “stigmatizza gli attacchi mediatici diretti al pm di quell’ufficio giudiziario Giulia Bisello”. Attacchi che sono “frutto di un approccio superficiale agli accadimenti, determinato dalla non conoscenza degli atti e dei presupposti di legge che hanno portato alle scelte della collega”. Sulla stessa linea, la corrente moderata Magistratura indipendente, che aggiunge: “Le giuste richieste e le legittime aspettative di sicurezza dell’opinione pubblica devono essere rivolte a chi ha il compito di redigere le leggi”.

Sull’onda delle polemiche – il ministro della giustizia Orlando ha disposto accertamenti sul caso – il procuratore capo di Ragusa Carmelo Petralia e la pm titolare hanno fornito la spiegazione tecnica della decisione di non procedere al fermo di Ram Lubhaya, dettata appunto dalla normativa. Il reato di sequestro di persona, aggravato dall’essere commesso ai danni di un minore, prevede pene da uno a dieci anni di carcere, mentre per procedere a un fermo la legge impone un minimo di due anni. In più i magistrati sottolineano che al più si è trattato di un tentato sequestro, risolto in meno di un minuto, lasso di tempo nel quale l’uomo non si è neppure allontanato dal luogo dove ha incontrato la bambina. Lo stesso Lubhaya ha negato di avere alcuna intenzione di rapirla. Così, se Gasparri di Forza Italia definisce il comportamento della procura di Ragusa “una vergogna” e Giorgia Meloni chiede con Daniela Santanchè l’intervento del ministro Orlando, il sottosegretario alla giustizia Cosimo Maria Ferri sposa la spiegazione tecnica dei magistrati e propone di conseguenza un aumento delle pene per quelli che definisce “ladri di bambini“: “Potremmo chiedere al legislatore di rivedere i termini relativi al reato di sequestro di persona, innalzando i minimi per evitare che nel caso di tentativo non ci siano i presupposti per disporre il fermo”.

Altro fronte, il fatto che sul cittadino indiano gravasse un provvedimento di espulsione: “Il nodo vero – sottolinea Ferri – è perché non sia stato espulso, perché era ancora qui, libero. Peggio ancora: perché non era in un centro per gli immigrati? Occorre agire con maggior energia sul capitolo delle espulsioni, rispendendo al suo Paese chi ha non diritto di stare in Italia”. La Procura di Ragusa, infatti procederà anche per il reato di immigrazione clandestina.

Infine, su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi, l’ex magistrato Bruno Tinti nota che, al di là della dinamica dei fatti, i magistrati non avrebbero potuto disporre la custodia cautelare dell’accusato perché l’attuale parlamento – in ottica “svuotacarceri” – ha approvato la legge del 9 agosto 2013 che ha abbassato di un anno la soglia di pena per cui si può disporre il carcere in attesa di giudizio.