Gli “azionisti, lavoratori e risparmiatori che hanno pagato la disastrata gestione del Mps sperano che i responsabili possano pagare il conto“. Così Adusbef e Federconsumatori commentano l’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex presidente dell’istituto senese Alessandro Profumo e dell’attuale ad, Fabrizio Viola. Secondo le associazioni di difesa dei consumatori e degli utenti bancari è “tutt’altro che un atto dovuto” – come ha scritto l’istituto in una nota di commento – e sarà utile a fare chiarezza. I presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti ripercorrono in un comunicato le tappe di quella che definiscono la “malagestione” dell’istituto dal 2005 in poi. A cominciare da quanto “Giuseppe Mussari, ex presidente dell’Abi e del Monte Paschi, mandò a picco l’istituto per appagare le manie di grandezza, svenando la più antica banca per acquistare Antonveneta al costo di 17 miliardi, il triplo della promessa di pagamento avanzata dal patron di Santander, Emile Botin

Gli esponenti di Adusbef e Federconsumatori ricordano poi che Profumo e Viola sono arrivati entrambi nel 2012 in Mps con il compito di ristrutturare la banca. Ma Profumo “si è dimesso l’anno scorso”, Viola “sta tentando di mandare in porto il piano di salvataggio che prevede una nuova ricapitalizzazione da 5 miliardi, per l’istituto che oggi vale in Borsa meno di 700 milioni”.

Per Lannutti e Trefiletti, nella vicenda Mps sono addebitabili al Tesoro “errori gravissimi”, in primo luogo quello di non aver nazionalizzato la banca. Così facendo il Tesoro ha contribuito a “bruciare 18,4 miliardi di euro dal 2008, che diventeranno 23,4 qualora dovesse andare in porto l’ultimo aumento deliberato nel 2016″.
“Al 31 dicembre 2005 la capitalizzazione di Mps risultava pari a 12 miliardi di euro”, aggiungono. Ciononostante i soci hanno iniettato altri 8 miliardi. E’ successo “in occasione dell’acquisizione di Antonveneta, pagata 9 miliardi”. “Siamo così, in totale, a 20 miliardi di euro, che è il risultato di quanto il patrimonio azionario valeva all’inizio del periodo più le somme aggiunte dai soci”, concludono, sottolineando che “la perdita di valore per gli azionisti si attesta nel periodo a 15,4 miliardi, mentre ora Mps capitalizza circa 700 milioni di euro”.

“Azionisti, risparmiatori e lavoratori che hanno pagato la disastrata gestione del Mps – conclude la nota – sperano che i responsabili di tale dissennata gestione e le autorità vigilanti che hanno avallato aumenti di capitali su bilanci palesemente falsi, certificando la solidità di una banca già in bancarotta, possano pagare il conto con i doverosi risarcimenti“.

Dal canto suo il Codacons aggiunge che alla luce della nuova inchiesta “tutti gli azionisti che hanno sottoscritto l’ultimo aumento di capitale di maggio 2015 che la Consob non avrebbe dovuto approvare potranno infatti presentare la propria nomina come parti offese e chiedere i danni anche ai vertici della banca succeduti alla gestione dissennata delle operazioni Alexandria e Santorini“. Il Codacons chiede infine che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan “organizzi come azionista maggioritario della banca una cordata di piccoli azionisti e lavoratori di Mps, finalizzata all’acquisto in blocco delle azioni che in tutto oggi costano meno di 500 milioni di euro, per passare cosi ad una gestione finalmente non clientelare ma nell’interesse del territorio e del paese”.