Ha appena diciotto anni, ma rappresenta una delle più grandi speranze azzurre. Almeno tra gli atleti in grado di compiere un exploit. Anche se il suo piccolo-grande traguardo, in realtà, lo ha già tagliato perché è la prima pugile italiana a partecipare ai Giochi. Irma Testa è un fenomeno sul ring. Già due volte campionessa ai Mondiali giovanili nel 2013 e nel 2015, al collo ha anche due ori europei sempre tra i junior dove dal 2012 non ha mai mancato il podio. Salirà sul quadrato per provare ad agguantare una medaglia nei pesi leggeri, seconda delle tre categorie femminili. Un percorso non facile alla sua prima olimpiade, durante il quale dovrà battere una concorrenza agguerrita. A partire dall’irlandese Katie Taylor, sul podio a Londra e cinque volte campionessa mondiale ma già due sconfitte in stagione. E poi Estelle Mossely e Adriana Araujo, che combatterà in casa. Irma, nata a Torre Annunziata nel 1997, è chiamata a un piccolo miracolo ma ha già dimostrato di avere le qualità per affrontare anche le avversarie più dure ed esperte.

Proverà insomma a rubare un po’ di riflettori a Clemente Russo, reduce dagli argenti di Pechino e Londra. Il pugile casertano, 34 anni, quattro anni fa si arrese solo a Oleksandr Usyk. A Rio, forte di oltre 200 match disputati in carriera con 179 vittorie, è pronto a prendersi quel titolo che gli è sempre sfuggito all’ultimo combattimento alle Olimpiadi, ma ha conquistato due volte ai Mondiali e in un’occasione agli Europei. Dietro di lui, l’Italia coltiva altre speranze. Dal talento di Guido Vianello ai progressi di Manuel Cappai, passando per Carmine Tommasone e Vincenzo Mangiacapre. Una pattuglia nutrita che conta molto sulla tecnica e i risultati inanellati negli ultimi tempi.

Brutto esordio, invece, per Valentino Manfredonia. Che forse ha sofferto più del dovuto il clima di ‘casa’: il pugile è nato a Recife, ma ancora piccolissimo venne adottato da una famiglia di Pianura, nel Napoletano. E lui, oggi 26enne, dice di esserlo ‘a tutti gli effetti’. Cresciuto al Rione Traiano, Alì come idolo di infanzia, è salito sul ring per la prima volta a 10 anni e da quel momento non è più sceso. Nel 2006 il primo trionfo, con il titolo italiano. Poi i continui progressi fino alla qualificazione per Rio. A livello europeo ha vinto un argento nel 2015 e negli ultimi due anni ha messo insieme ottimi risultati nelle World Series of Boxing. Dopo Russo e Testa, era il più atteso degli azzurri: ha fallito l’esordio ed è stato eliminato. Peccato.

Ma può regalare soddisfazioni anche Mangiacapre, sul podio a Londra nei superleggeri. Il pugile di Marcianise ha vissuto con difficoltà il passaggio ai pesi welter: dovrà vedersela Rioniel Iglesias, passato anche lui dai superleggeri alla categoria maggiore, oltre a Mohammed Rabii e Daniyar Yeleussinov. E i professionisti, grande novità di quest’anno? In pochi saranno presenti a Rio. Tra loro Carmine Tommasone, primo italiano ‘pro’ a qualificarsi alle Olimpiadi, che spera di sorprendere tra i pesi leggeri dove è strafavorito Lazaro Alvarez. Agli opposti Cappai e Vianello, impegnati nei mosca leggeri e nei supermassimi: il loro è il compito più difficile, ma con incontri alla portata nei primi turni possono fare strada.