“Quello che ha fatto è un gesto impuro, non vogliamo macchiare l’Islam”. Con questa motivazione la comunità musulmana di Saint-Etienne-du-Rouvray ha negato la sepoltura ad Adel Kermiche, uno dei killer che hanno ucciso il prete Jacques Hamel nell’attentato rivendicato dall’Isis il 26 luglio scorso. Ad annunciarlo è stato il presidente del consiglio regionale islamico della Normandia e direttore della moschea Yahya di Saint-Etienne-du-Rouvray: “Non parteciperemo né al lavaggio, né alla sepoltura nel caso in cui venga richiesto dalla famiglia”, ha detto al quotidiano francese Le Parisien.

Procedono intanto le indagini sull’attentato. Secondo quanto riferito da una fonte vicino all’inchiesta, un ragazzo di 17 anni che tentò di partire per la Siria nel 2015 con Kermiche, è stato arrestato a Ginevra qualche giorno prima dell’attacco in chiesa. Il minore ha cercato di andare ad Aleppo il 12 luglio scorso, ha detto sempre la fonte, confermando le indiscrezioni de La Tribune de Genève. Colpito da un mandato della giustizia francese, il minorenne è già stato consegnato alle autorità e incriminato per “associazione a delinquere in relazione con un’impresa terroristica” e posto in stato di detenzione provvisoria.

I media francesi hanno riferito che il padre adottivo di Abdel Malik Petitjean, il secondo autore identificato dell’attacco jihadista, si è presentato spontaneamente alla polizia nella notte di mercoledì 27 luglio a Bordeaux, ma non sono state mosse accuse contro di lui. Una perquisizione è stata condotta a casa di Franck Petitjean: il suo computer è stato sequestrato ed esaminato, ma “niente di speciale” è stato scoperto e “nessuna azione coercitiva è stata presa contro di lui”, ha spiegato la stessa fonte. Secondo il sito web “Sud Ouest”, l’uomo ha adottato e riconosciuto Abdel Malik nel 1997, “quando aveva 5 o 6 mesi”. E’ attraverso suo fratello che ha saputo che il figlio era il terrorista ucciso all’uscita della chiesa con Adel Kermiche. “Non lo vedevo da quasi tre mesi”, ha raccontato Franck Petitjean. “Sono distrutto, sono giorni che non riesco a dormire”, ha aggiunto. “Sono rimasto sorpreso. Malik era adorabile. Tutti i suoi amici lo descrivevano gentile e disponibile. Daech gli ha fatto il lavaggio del cervello. L’ho sentito al telefono all’inizio di luglio, era con il cugino a Nancy. Mi ha detto che voleva venire in vacanza a Bordeaux nel mese di agosto”, ha continuato l’uomo che ora dice di aver paura per la figlia, nata dalla relazione con la madre di Abdel Malik. “Ho paura che si vendichi perché era molto vicina al fratello”.

La sorella di Abdel Malik Petitjean e un amico di quest’ultimo, sono stati fermati mercoledì e rilasciati il giorno dopo. “Ci hanno dato spunti interessanti riguardo al suo percorso, ma nessuna prova dimostra il loro coinvolgimento nei fatti”, ha detto una fonte vicina alle indagini. Tuttavia, un francese di 30 anni, anch’esso nella cerchia familiare di Petitjean e risiedente a Meurthe-et-Moselle, è ancora in custodia. Gli investigatori stanno cercando di scoprire “se poteva essere a conoscenza dell’attacco pianificato dal killer”.