“Taranto libera, Taranto libera”. “Assassino”. “Il decreto Ilva è contro Taranto, contro i cittadini, contro i lavoratori”. Diverse decine di manifestanti hanno duramente contestato il presidente del Consiglio Matteo Renzi che è arrivato nel capoluogo pugliese per firmare il contratto istituzionale di sviluppo per la città. Oltre che con la protesta di piazza, però, il premier deve fare i conti con le parole polemiche del numero uno della Regione, Michele Emiliano: “Da quanto mi sembra di capire per Taranto non c’è una lira in più, non so se è chiaro, sono tutti soldi che erano stati già stanziati dall’amministrazione precedente regionale e solo in piccola parte dai governi passati. Qui, oggi, abbiamo fatto solo un riepilogo, una ri-firma. La ri-firma è un istituto giuridico che ho appreso essere nell’ordinamento italiano” dice il governatore in conferenza stampa in Prefettura, subito dopo aver controfirmato il patto con il governo, quasi a voler dire che quella di oggi è stata una sorta di passerella istituzionale.

Fuori, intanto, nella strada che collega la Prefettura al Museo Archeologico Nazionale (dove Renzi si è recato prima della firma insieme al ministro della Cultura Dario Franceschini per l’inaugurazione del nuovo allestimento del MarTa) vanno in scena le proteste e le tensioni tra polizia e manifestanti, tra cui diverse sigle della sinistra radicale e Cobas. “Ci stanno ammazzando” c’è scritto su uno striscione. Sotto la frase sono disegnati tre passeggini vuoti. Il bersaglio è Renzi, il decimo decreto Salva Ilva (che prevede, tra l’altro, l’immunità giudiziaria per reati ambientali per gli acquirenti e i gestori dello stabilimento fino a quando non sarà completata l’operazione di bonifica), ma anche i sindacati confederati: “Sono suoi complici e vogliono farsi il loro incontro invece di indire uno sciopero nella giornata di oggi”, dicono al sit-in. Il deputato tarantino Michele Pelillo, ex assessore della Regione, viene insultato e arriva in prefettura scortato e con la giacca bagnata. “Ci devi tutelare”, gli urlano dalla piazza. Dal parte sua Renzi risponde che “l’attenzione su Ilva deve esser molto chiara. Noi abbiamo a cuore la salute dei cittadini, la politica per anni non ha fatto il suo lavoro e noi stiamo facendo gli straordinari per recuperare, ma ci vuole uno sforzo collettivo. Io mi prendo gli insulti, non ho paura, ma mi sta a cuore che Taranto tenga insieme il sacrosanto diritto alla salute con il sacrosanto diritto al lavoro”. Poi sottolinea che “con la Regione Puglia su Ilva abbiamo opinioni diverse, la linea del governo è quella espressa dal viceministro Bellanova”. La viceministro al Lavoro, Teresa Bellanova, poco prima aveva sottolineato come su Ilva “non c’è nessuna dilazione dei tempi e nessuna fuga di responsabilità” ma la volontà di coniugare gli aspetti dell’ambiente, della salute e del lavoro. Lo scudo giudiziario, aveva inoltre spiegato, non ha valenza per le responsabilità relative alla sicurezza e alla salute dei lavori dell’impianto. Poi il presidente del Consiglio elenca le iniziative prese dal governo per la città in un post su Facebook: “Museo archeologico, risanamento Ilva, le scuole del quartiere Tamburi, Arsenale, il porto, le bonifiche. Impegni concreti e scadenze rispettate. A Taranto i problemi non mancano ma il governo c’è. E fa terribilmente sul serio #lavoltabuona”.


(“video tratto dal canale youtube La Ringhiera”)

“Riteniamo assurdo che questo governo continui a sfornare decreti per tenere in vita una fabbrica ormai allo stremo, che crolla a pezzi e macina debiti su debiti, continuando ad inquinare e provocare malattie e morti”, si leggeva poco prima dell’arrivo del premier in un post su Facebook dell’associazione di genitori che ha partecipato alla protesta. “Sarà l’occasione giusta per parlare del 10° Decreto Salva-Ilva, della questione sanitaria, e del futuro di Taranto con associazioni ed operai, che ci illustreranno le criticità del decreto e le alternative per salvare l’economia di una città ormai morente”. I genitori invitavano poi Renzi a “non chiudersi nelle stanze dei bottoni per prendere decisioni coi sindacati, confindustria, partiti o fare inutili passerelle elettorali, ma di venire a confrontarsi con cittadini, operai, disoccupati ed ammalati per toccare realmente con mano il disagio di chi vive a Taranto”.