Il Fronte al-Nusra si stacca da al Qaida. Una separazione consensuale quella tra la costala siriana e la centrale del terrore islamico. Senza scontri. Con l’obiettivo strategico, da parte della formazione siriana, di evitare di subire i bombardamenti russi e americani nel nord del Paese. Ma dagli Stati Uniti, nonostante la scissione, la Casa Bianca non ha cambiato il suo giudizio su al-Nusra. “Continua ad essere di crescente preoccupazione la progressiva capacità di al-Nusra per operazioni all’estero che potrebbero minacciare sia gli Usa che l’Europa”, ha detto il portavoce della Casa Bianca, John Earnest. Intanto a Ginevra delegati russi e americani sono in procinto di definire un accordo per “stabilizzare” Aleppo, città divisa in due, con la parte est in mano agli insorti anti-regime e oggetto nelle ultime ore di iniziative “umanitarie” russe.

Fonti mediche siriane denunciano intanto un nuovo “massacro” di civili da parte di “aerei occidentali” nel nord del Paese, in un’area tra Raqqa e Aleppo ancora in mano all’Isis: raid della Coalizione filo-Usa – affermano all’Ansa fonti concordanti e in contatto con l’area dei bombardamenti – hanno colpito Ghandur, località vicino a Manbij, roccaforte jihadista assediata da circa due mesi da forze arabo-curde sostenute dagli Stati Uniti. Secondo le fonti ci sono una trentina di civili uccisi.

Nella sua prima apparizione mediatica, Abu Muhammad al Julani, leader del fronte al-Nusra, ha annunciato la scissione del gruppo dall’organizzazione fondata da Osama bin Laden. Sui siti qaidisti era apparso poco prima un messaggio attribuito al numero due di al Qaida, Ahmad Hasan Abu al Khayr, in cui affermava di essere d’accordo con la decisione della Nusra “per proteggere gli interessi del Jihad in Siria”. La stessa espressione è stata usata da Julani, che ha annunciato la nascita del “Fronte per la conquista del Levante“. Sul terreno non cambia nulla gli Stati Uniti, infatti, hanno fatto sapere di considerare terroristi gli uomini di Julani che così non potranno rientrare nella tregua prevista dall’accordo russo-americano in corso di definizione a Ginevra. In contemporanea, il presidente siriano Bashar al Assad ha annunciato un’amnistia per tutti i miliziani dell’opposizione (“terroristi”, nella definizione diffusa dei media di Damasco) che entro i prossimi tre mesi si arrenderanno deponendo le armi.

In Svizzera sono in arrivo generali russi incaricati dal presidente Vladimir Putin di discutere con i colleghi americani come “coordinare le operazioni di stabilizzazione” della regione di Aleppo. In tal senso, il ministro della difesa russo, Serghiei Shoigu, ha annunciato l’avvio di operazioni “umanitarie” attorno alla città contesa nel nord della Siria. Parallelamente, il governatore di Aleppo ha annunciato l’apertura di tre varchi tra Aleppo est e Aleppo ovest per i civili, e un quarto per i miliziani. L’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, ha detto di voler verificare se gli sforzi umanitari delle Nazioni Unite possono essere coordinati con quelli russi. Il governatore di Aleppo, Muhammad al Olabi, ha precisato che i “corridoi sono stati aperti nella zona di Ashrafiye” ma che “i terroristi hanno impedito ai civili di uscire”.

Secondo l’Onu, ad Aleppo est rimangono circa 300mila civili con riserve di scorte di medicine e cibo per massimo un mese. Sia Amnesty International che Human Rights Watch, le due principali organizzazioni umanitarie internazionali, hanno ricordato che non è sufficiente l’apertura di varchi per far uscire i civili da Aleppo est, da giorni totalmente assediata dai governativi. E che bisogna assicurare l’ingresso di aiuti a chi rimane all’interno della zona sotto assedio. A tal proposito, attivisti e civili contattati ad Aleppo est da media arabi hanno respinto il piano “umanitario” russo e affermano di non fidarsi dell’”amnistia” offerta da Assad ai miliziani anti-regime. Molti di loro, affermano, hanno alle spalle anni di militanza solitamente punita con torture e carcere a vita. Altri rischiano di essere spediti al fronte nelle file delle forze governative.