Sospensioni dagli incarichi, epurazioni e arresti per migliaia di persone. Ma la controffensiva di Ankara non si ferma qui, visto che il governo deciso di cancellare i passaporti di 10.856 persone. E per chi ha partecipato al tentato golpe ci sarà un maxi processo nella capitale turca, ha aggiunto l’esecutivo. Ma quello che è accaduto lo scorso 15 luglio, ha dichiarato a Ntv il vicepremier e portavoce dell’esecutivo, Numan Kurtulmus, “non è stato solo un colpo di Stato. Dopo aver fatto il colpo di Stato, volevano portare in Turchia un’occupazione straniera”. Parole che echeggiano quanto già detto dal presidente Recep Tayyip Erdogan, che nei giorni scorsi aveva già evocato un ruolo di “altri Paesi” nel golpe. Il vicepremier turco ha poi aggiunto che non tutti i golpisti sono stati arrestati: “Questo colpo di stato non è opera di 3-5 saccheggiatori. Forse solo la preparazione della notte del 15 luglio è durata mesi”.

Il numero delle persone arrestate, intanto, è salito a 10.607 e per 4.496 individui il fermo è già stato convalidato. “Non servono tribunali speciali – ha spiegato il ministro della Giustizia, Bekir Bozdag parlando del maxi processo che coinvolgerà i sospettati -. Servirà un grande spazio per gli accusati, gli avvocati, gli osservatori e le famiglie. Il processo si svolgerà nel distretto di Sincan ad Ankara“. La zona scelta è particolarmente simbolica perché lì nel 1997 scesero in strada i carri armati che realizzarono il cosiddetto “golpe postmoderno”, che portò alle dimissioni del premier islamista Necmettin Erbakan, mentore di Erdogan. Il presidente, peraltro, oggi ha incontrato per la prima volta presso il palazzo presidenziale di Ankara il capo dell’Agenzia nazionale di intelligence (Mit), Hakan Fidan, per un confronto sul quanto accaduto venerdì scorso.

In questi giorni sono stati diversi i militari e i poliziotti turchi che si sono suicidati o hanno provato a farlo. L’ultimo di loro è un tenente colonnello che si è tolto la vita il 22 luglio. Pare fosse depresso per non avere potuto impedire il colpo di Stato. Si tratta di Levent Onder, che era secondo comandante di brigata, e a riferirlo è stato il governatorato di Siirt. Sempre oggi il colonnello Birkan Coroz ha minacciato di buttarsi da uno dei ponti sul Bosforo, a Istanbul; mezz’ora dopo il militare, accusato di avere partecipato al golpe, si è convinto a non farlo ma è stato immediatamente arrestato dalla polizia. Da venerdì si sono suicidati un governatore distrettuale e tre poliziotti sui quali pendevano sospetti di avere partecipato al tentativo di sovversione. Due degli agenti facevano parte delle migliaia di poliziotti e militari che sono stati sospesi dal servizio in quanto sospettati di avere collaborato al golpe o di essere sostenitori di Fethullah Gülen, nemico di Erdogan e in autoesilio negli Stati Uniti, che il governo di Ankara accusa di essere responsabile del tentato golpe.

L’incontro la Erdogan e il capo dei servizi segreti – Si tratta del primo faccia a faccia ufficiale tra i due dopo venerdì scorso. L’incontro è cominciato alla poco prima delle 18, ora locale (le 17 in Italia), ed è stato richiesto da Fidan. Il capo dell’intelligence è sotto attacco da più fronti per non aver informato tempestivamente le massime autorità del paese in merito al golpe, del quale, secondo i media, aveva avuto notizia con un certo anticipo. Erdogan, il premier Binali Yildirim e il ministro degli Interni Efkan Ala hanno spiegato di aver avuto notizia del golpe in corso da varie fonti non ufficiali e con un certo ritardo. Nonostante nessuno di loro si sia sbilanciato sul ruolo o sulle mancanze di Fidan, Yildirim ha affermato che saranno verificate le “debolezze istituzionali e personali” e saranno prese le misure necessarie. Anche Erdogan ha ammesso che ci sono state “mancanze significative nell’intelligence”. Ala, che ha riferito di aver saputo del golpe solo due ore dopo il suo inizio, ha parlato di “fallimento del sistema” e della necessità che l’intelligence ne “renda conto”.