Uno striscione di decine di metri che copre la facciata del Centro Culturale Ataturk a piazza Taksim a Istanbul, da venerdì occupata ogni sera da folle islamiche nazionaliste a sostegno di Erdogan. Sei righe scritte a caratteri cubitali e affiancate da due maxi ritratti del presidente. Il messaggio: “Feto (Gulen, ndr), cane del diavolo, impiccheremo te e i tuoi cani al vostro stesso guinzaglio”. La minaccia arriva dal luogo simbolo delle proteste per la democrazia in Turchia e punta il dito contro i seguaci di Fethullah Gulen, che il “Sultano” ritiene la mente dietro il tentato colpo di stato. Il presidente da allora è impegnato in un “controgolpe” che ha portato a una nuova ondata di repressione con oltre 80mila epurazioni e arresti in tutto il paese e alla decisione del ministero della Difesa di avviare un’indagine su tutti i giudici e procuratori militari, sospendendone al momento 262.

Non solo: le autorità giudiziarie turche hanno disposto la detenzione in carcere di 113 giudici e procuratori, tra i quali due giudici della Corte Costituzionale, per presunti legami con la rete di Gulen. Lo riferisce il quotidiano filo-governativo Sabah, aggiungendo che è stata confermata la misura del carcere anche per Ali Yazici, aiutante di campo di Erdogan, arrestato due giorni fa.

E arriva anche il primo arresto di un accademico: si tratta del rettore dell’Università di Gazi ad Ankara, Suleyman Buyukberber, oltre alla sospensione di altri 6.538 dipendenti del ministero dell’Istruzione, dopo i 15.200 già allontanati ieri e i 21mila a cui è stata tolta la licenza per insegnare nelle scuole private.

Provvedimenti che la Germania, che si è già espressa contro l’ipotesi della reintroduzione della pena di morte, attacca duramente. “Ogni giorno – ha detto Steffen Seibert, portavoce di Angela Merkel – vengono prese nuove misure che contraddicono l’azione di uno Stato di diritto”. Berlino, ha aggiunto, ha manifestato preoccupazioni direttamente a Erdogan nella telefonata con la Merkel ed anche attraverso altri canali.

Gli epurati, i sospesi e gli arrestati sono imam, docenti, impiegati statali, militari e civili sospettati essere vicini al magnate turco, che a sua volta definisce “ridicole” le accuse mosse contro di lui. E dopo la revoca delle licenze d’insegnamento a 21mila prof di scuole private e a 20 emittenti radio e tv, il Consiglio per l’alta educazione (Yok) ha imposto un divieto di espatrio a tutti i professori universitari turchi e sospeso quattro rettori. Martedì lo stesso Yok aveva chiesto le dimissioni dei 1.577 decani delle università della Turchia. Il provvedimento include anche la richiesta ai professori universitari attualmente all’estero di rientrare in Turchia il più presto possibile. Incriminati formalmente anche 99 dei 260 generali del Paese. Epurazioni anche al ministero dello Sport e della Gioventù, dove sono state sospese 245 persone. Il ministro Akif Kilic, citato dall’agenzia di stampa ufficiale Anadolu, ha ricordato che “più di duemila persone erano state in precedenza rimosse dall’incarico”.

Sul fronte militare, invece, sono ripresi gli attacchi contro le postazioni del Pkk: jet hanno colpito obiettivi dell’organizzazione indipendentista curda “nel nord dell’Iraq” uccidendo “20 “terroristi” secondo quanto riferisce il sito turco Daily Sabah citando “fonti della sicurezza”. Le incursioni sono state compiute da aerei F-16 e “continueranno”, aggiunge il sito. Andrew Gardner, analista di Amnesty International esperto di Turchia, parla inoltre di “estese torture” contro militari detenuti in isolamento presso la centrale di polizia di Ankara. E quanto accaduto venerdì scorso ha accelerato i contatti diplomatici con Mosca: nella prima decade di agosto, fa sapere il portavoce del Cremlino, Vladimir Putin incontrerà Erdogan in Russia.

Ma le conseguenze per la Turchia sono anche di tipo finanziario, visto che Standard & Poor’s ha tagliato a ‘BB’ da ‘BB+’ il rating del Paese e l’outlook è negativo. Una decisione a seguito della quale la lira turca ha toccato il nuovo minimo storico nei confronti del dollaro, scendendo fino a 3,0769 dollari e superando il precedente minimo di 3,0750 del 15 settembre 2015.


La confessione del consigliere del Capo di Stato Maggiore –  A confessare di fare parte della rete del magnate, oppositore politico del “Sultano”, è il consigliere del capo di Stato maggiore turco, il luogotenente colonnello Levent Turkkan. “Il 15 luglio sono andato nella stanza del maggiore generale Mehmet Disli (fratello del vice-capo dell’Akp di Erdogan, ndr), anche lui è un gulenista. Ci ha detto che avrebbe chiesto al capo di Stato maggiore Akar se gli sarebbe piaciuto essere Kenan Evren (il capo della giunta golpista del 1980, poi diventato presidente turco, ndr) o no”, dice Turkkan nella testimonianza riportata. Disli gli avrebbe detto di aspettarsi una risposta positiva dal capo di Stato maggiore, che invece ha declinato l’offerta dicendo ai golpisti: “State facendo un errore”. Stando alle parole di Turkkan, anche altri comandanti hanno rifiutato di prendere parte al tentativo di putsch. Dopo che il capo di Stato maggiore era stato preso in custodia dalle forze speciali, lo stesso Turkkan sarebbe stato incaricato di avvisarne la moglie, che “è scoppiata in lacrime”. Infine, secondo il resoconto della testimonianza, Turkkan ha detto di essersi pentito della partecipazione al golpe dopo aver appreso dei bombardamenti sul Parlamento di Ankara e dell’uccisione di civili.

Gulen: “Contro di me accuse ridicole. Usa non concedano la mia estradizione” – L’imam turco Fethullah Gulen, rivale politico numero uno del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha chiesto a Washington di non cedere alle richieste di Ankara di estradarlo in Turchia, definendo “ridicole” le accuse mosse nei suoi confronti circa l’organizzazione del golpe sferrato il 15 luglio. “Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dimostrato ancora una volta che farà qualsiasi cosa sia necessaria a rafforzare il suo potere e a mettere a tacere le voci critiche – ha detto Gulen – Chiedo al governo degli Usa di respingere qualsiasi tentativo di abusare del processo di estradizione per mettere in atto vendette politiche”. Gulen, che dal 1999 vive in esilio politico volontario negli Stati Uniti, ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nel tentato golpe. ”E’ ridicolo, irresponsabile e falso pensare che io abbia qualcosa a che vedere con questo orribile golpe fallito”, ha proseguito il leader spirituale del movimento Hizmet, un tempo alleato di Erdogan e ora da lui accusato di aver creato uno “stato parallelo” in Turchia.

Partito turco filo-curdo Hdp teme rappresaglie contro l’opposizione Ziya Pir, parlamentare della forza politica, sottolinea come tutte le persone scese in piazza dopo il tentativo di golpe siano sostenitori del partito islamico Akp del presidente Erdogan e dei gruppi di estrema destra perché – afferma in dichiarazioni all’agenzia di stampa Dpa – gli altri “temono il linciaggio“. Le manifestazioni, prosegue, sono a sostegno di Erdogan, e non della democrazia, e gli animi si stanno “surriscaldando”. Pir non nasconde le sue preoccupazioni per la colossale epurazione in atto nelle istituzioni dello Stato. “Purtroppo – dice – stiamo assistendo a un contro-golpe“. E comunque aggiunge: “Grazie a Dio il golpe è stato evitato”. La notte del fallito colpo di Stato i principali partiti di opposizione in Turchia hanno subito denunciato e preso le distanze da quanto stava avvenendo nel Paese.

Governatore di un distretto e vice capo della polizia di Ankara si suicidano –  Il vice capo della polizia del distretto Gudul di Ankara, identificato dai media turchi come Mutlu C., si è suicidato con un colpo di pistola alla tempia dopo essere stato sospeso in seguito al tentativo di golpe del 15 luglio. L’uomo, come altri 900 colleghi nella sola Ankara, era stato sospeso per presunti legami con Fethullah Gulen, il predicatore accusato di essere la mente del golpe. A togliersi la vita anche il suicidio di Necmi Akman, governatore del distretto Ahmetli di Manisa, provincia sull’Egeo, che ha rivolto contro se stesso la pistola della sua scorta. Akman sarebbe stato immediatamente soccorso, ma è morto in ospedale. In carica da due anni, era stato sospeso lunedì perché sospettato di legami con il movimento dell’imam Fetullah Gulen, accusato dal governo di aver ispirato il tentato golpe di venerdì scorso. Intanto, stando allo stesso Hurriyet, è stato arrestato l’agente che faceva la scorta ad Akman.

Csm: “Sospeso ogni rapporto di cooperazione con la Turchia” – Il plenum del Consiglio superiore della Magistratura ha approvato all’unanimità una risoluzione della sesta commissione dopo i fatti avvenuti in Turchia in seguito al fallito golpe. Il Csm, con il documento votato in apertura di seduta, “sospende ogni rapporto di cooperazione con il Consiglio Superiore dei Giudici e dei Pubblici Ministeri della Turchia fino a quando non sarà fatta chiarezza sul ruolo di tale Consiglio nelle determinazioni che hanno portato all’arresto o alla destituzione di oltre 2000 magistrati”.
Nel documento “si esprime sgomento per gli annunci sulle numerose perdite di vite umane; manifesta preoccupazione e sdegno per le notizie relative alla destituzione e all’arresto di oltre 2700 magistrati sulla base del sospetto di collegamenti con gli ispiratori del tentato ‘colpo di stato'”.