E’ illegittimo far pagare agli assistiti le spese per la fecondazione eterologa. E’ quanto ha deciso il Consiglio di Stato, respingendo l’appello della Regione Lombardia e confermando la decisione del Tar. “La determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata” e “realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute”, si legge nella sentenza.

Secondo i giudici di palazzo Spada, “la circostanza che determinate prestazioni sanitarie non siano state inserite nei livelli essenziali di assistenza, pur rappresentando un limite fissato alle Regioni e connesso alla salute intesa quale diritto finanziariamente condizionato, non può costituire ragione sufficiente, in sé sola, a negare del tutto prestazioni essenziali per la salute degli assistiti, né può incidere sul nucleo irriducibile ed essenziale del diritto alla salute, poiché l’ingiustificato diverso trattamento delle coppie affette da una patologia, in base alla capacità economica delle stesse, ‘assurge intollerabilmente a requisito dell’esercizio di un diritto fondamentale'”.

“Questa sentenza dà un’indicazione di principio, più che operativa, e fra l’altro al momento attuale non possiamo far altro che aspettare l’entrata in vigore dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) nazionali. Ma è davvero molto chiara: è una disparità di trattamento ingiustificata e discriminatoria far pagare un prezzo diverso alle coppie che necessitano di fecondazione omologa ed eterologa”. A dirlo l’avvocato Massimo Clara, dell’associazione Sos infertilità, commentando all’Adnkronos Salute la sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato il ricorso della Lombardia contro una precedente e simile decisione del Tar: è illegittimo far pagare a questi pazienti fra i 1.500 e i 4.000 euro previsti in Regione.

“La decisione del Consiglio di Stato sgombra finalmente il campo da ogni equivoco e cancella una decisione retrograda e bigotta, una vergogna che mutilava e umiliava il diritto alla genitorialità per tutti”, è questo il commento di Paola Macchi, consigliere del Movimento 5 Stelle in Lombardia. “La Regione Lombardia – scrive Macchi in una nota – non può fare il bello e cattivo tempo con determinazioni che riportano in vita chiusure mentali da Medioevo. Ben sta questa sonora bocciatura alla cricca del neo moralizzatore Maroni, che si è intestardita nel sostenere l’insostenibile. Ora il presidente spieghi perché la Regione ha buttato i soldi dei cittadini in spese per avvocati, utili solo a cancellare in Lombardia la democrazia e la laicità”.