Dopo le revisioni al ribasso delle previsioni di crescita per il 2016 arrivate da BankitaliaFmi, anche Confindustria attesta la ripresa italiana sta rallentando. Complice la Brexit e la debolezza del sistema bancario, si legge nell’ultima congiuntura flash del Centro Studi di viale dell’Astronomia, nel secondo trimestre dell’anno il pil è cresciuto dello 0,15% contro lo 0,25% stimato e sarà “non molto più vivace anche nel terzo”. Infatti “all’incertezza derivante dalla Brexit si sommano le difficoltà del sistema bancario (non solo in Italia). Fattori che accrescono i rischi al ribasso per l’andamento dell’economia italiana”.

Il contesto globale non aiuta: “l’incertezza politica è il tratto distintivo e dominante dell’attuale scenario economico internazionale” e rende “ancora più fragile la crescita globale. La quale a metà del 2016 risulta essere la più debole degli ultimi tre anni e mezzo, nonostante si siano registrati progressi in Usa e in alcuni dei principali emergenti”. L’unico contrasto alle spinte recessive “è costituito dalle politiche monetarie ultra-espansive che, benché ritenute sempre meno efficaci, sono riuscite a far scendere ancora i tassi di interesse a lungo termine”, prosegue la nota di viale dell’Astornomia.

La risalita della produzione industriale, “già molto disomogenea tra settori e quindi poco solida, ha subito una nuova battuta d’arresto nel secondo trimestre e, di conseguenza, costringe a rivedere all’ingiù le stime di variazione del Pil”, scrive il Csc. Il ritmo dell’industria nel secondo trimestre cala a -0,1% dal +0,5% dei primi tre mesi nonostante il rimbalzo in giugno (+0,5% su maggio, stimano gli analisti di Confindustria) e le attese non anticipano un’accelerazione. In particolare l’attività nelle costruzioni è molto debole.

L’export è in recupero mentre l’aumento della domanda interna si sta infiacchendo a causa dei consumi, con gli investimenti che invece tengono il passo. Sui consumi, in particolare, viale dell’Astronomia nota che l’indicatore ICC in volume è salito dello 0,3% in aprile-maggio sul primo trimestre e le immatricolazioni di auto del 2% nel secondo trimestre sul primo. Le prospettive “sono, però, incerte. L’andamento debole dei prezzi (-0,4% annuo a giugno; +0,4% l’indice core) sostiene il reddito reale delle famiglie, ma il saldo dei giudizi sugli ordini interni dei produttori di beni di consumo è sceso a -16,3 nel secondo trimestre (da -14,0 nel primo). Il terzo calo consecutivo della fiducia dei consumatori preannuncia maggiore prudenza nella spesa: in giugno -2,3 punti a 110,2 (-3,6 punti nel secondo sul primo)”.