“Alle ore 16 di venerdì pomeriggio i servizi segreti ricevono informazioni circa un possibile colpo di Stato. Alle ore 20 Erdogan viene avvisato dell’imminente tentativo di golpe”. E’ la ricostruzione fatta da Al Jazeera, sulla base di “informazioni ricevute”, delle ore precedenti al tentativo di rovesciare il regime avvenuto in Turchia nella notte tra venerdì e sabato. Secondo la televisione panaraba “il putsch era previsto per le ore 3 di sabato mattina. A causa della fuga di notizie, i golpisti lo hanno anticipato di alcune ore”.

Il capo dei servizi segreti Hakan Fidan, si legge nella ricostruzione dell’emittente, riceve un’informativa riguardo a “spostamenti anomali” dell’esercito fin dal pomeriggio di venerdì. Così Fidan si dirige al quartier generale delle forze armate, dove incontra il capo di Stato maggiore, Hulusi Akar, il quale avverte immediatamente il capo dei servizi segreti dell’esercito, solidale con i golpisti, che risponde tranquillizzandolo e liquidando l’informazione come “normali movimenti di truppe”.

Alla fine del colloquio, Fidan, ricostruisce Al Jazeera, si reca alla sede dei servizi segreti, continuando a seguire le informative sugli spostamenti dell’esercito. Accortisi del passaggio di informazioni, i golpisti decidono di anticipare l’avvio delle operazioni, prendendo in ostaggio Akar e intimandogli di prendere parte al golpe. Al suo rifiuto il militare viene messo agli arresti e dopo poco subiscono la stessa sorte il vice capo di stato maggiore e alcuni ufficiali dell’aeronautica.

Alle ore otto della sera, il servizio segreto turco si dice certo che è in corso un tentativo di colpo di stato: è Fidan a chiamare al telefono Erdogan, che in quel momento si trovava in vacanza a Marmaris, e il capo dello Stato impartisce al suo entourage l’ordine di dare l’allarme a tutte le sedi del servizio segreto e di resistere.

Mezz’ora più tardi i golpisti contattano il generale di prima armata Ümit Dündar chiedendogli di prendere parte al colpo di stato. “Dündar – riporta Al Jazeera – prende tempo per rispondere e chiama Erdogan avvisandolo di quanto stava accadendo e impegnandosi a garantirgli la protezione dell’aereo presidenziale”.

A quel punto il presidente turco decide di partire a bordo di un aereo civile, per rendersi meno riconoscibile, dall’aeroporto di Dalyan alla volta di Istanbul. Il velivolo continua a volare protetto per due ore e mezza sui cieli del Bosforo, fino a quando i manifestanti sostenuti dalla polizia non riprendono il controllo dell’aeroporto.