La polizia bengalese ha arrestato il padre ed il fratello di Shafiqul Islam Uzzal, uno dei terroristi autori dell’attacco di venerdì all’Holey Artisan Bakery di Dacca, in Bangladesh, terminato con l’uccisione dei 9 italiani. Lo rende noto il Daily Star. Badiuzzaman Uzzal, 55enne proprietario di una fattoria ed il 32enne Asadul Islam, che lavora nel tessile, sono stati prelevati lunedì sera dalle loro case in un villaggio a Bogra, nel nord, e sono stati trasferiti a Dacca. Domenica erano stati arrestati i genitori di un altro membro del commando ucciso dalle forze speciali, Khairul Islam alias Badhan.

Polizia: “Uno degli ostaggi ucciso per errore” – Con il passare dei giorni continuano emergere particolari sulla dinamica dell’attacco. Il Dhaka Tribune riferisce che la polizia ha ammesso di aver ucciso anche un ostaggio nel corso del blitz delle forze speciali. Saiful Islam, alto ufficiale di polizia di Dacca, ha riferito che Saiful Islam Chowkidar, 40enne pizzaiolo del ristorante, risulta tra le sei persone, cinque delle quali terroristi, uccise durante l’operazione che ha posto fine al sequestro degli ostaggi.

Media: “L’arrestato non sarebbe un terrorista – I dubbi sull’operato delle forze dell’ordine si moltiplicano. Secondo i media locali, il giovane che è stato arrestato dalla polizia dopo il blitz nel ristorante non sarebbe un terrorista ferito ma un aiuto cuoco. A quanto si legge sul sito bengalese Bdnews24, sia la madre del giovane che un altro dipendente del locale hanno identificato il ferito portato via dalla polizia come Jakir Hossain Shaon, 22 anni, aiuto cuoco. La donna, Masuda Begum, ha detto di aver cercato il figlio per due giorni e di averlo trovato soltanto ieri sera al Dhaka Medical College Hospital (DMCH), in uno stato gravissimo. “Prima non sapevo se mio figlio era vivo – ha detto la donna al sito – ora mi domando se sopravviverà. Il suo volto è irriconoscibile dopo le botte senza pietà (della polizia). Le mani e le gambe sono gonfie. Perché hanno fatto questo a mio figlio? Non vi è un solo punto del suo corpo dove non sia stato picchiato”.

La donna ha aggiunto che l’ospedale non ha voluto riferire quando il figlio è stato ricoverato. Sul registro del DMCH, nota il sito, si legge che il giovane è stato ammesso in ospedale attorno alla mezzanotte di domenica. Dopo il blitz di sabato mattina nel ristorante attaccato venerdì sera, si era parlato di sei terroristi uccisi e uno ferito che era stato arrestato. Ma nella rivendicazione dello Stato Islamico sono state diffuse le foto di cinque terroristi.

Il governo, intanto, continua a negare l’esistenza di una pista che porta all’Isis. “Gli assalitori facevano parte di diverse organizzazioni terroristiche locali”, ha ribadito ancora oggi il ministro dell’Interno bengalese Asaduzzaman Khan, riferisce il Daily Star. Il commando era composto da cittadini bengalesi, ha spiegato il ministro ai giornalisti, assicurando che il governo è impegnato per fermare la minaccia terroristica interna, e che si accetterà l’aiuto dei Paesi vicini e degli alleati.

Aereo con salme degli italiani atterrato a Roma – E’ atterrato a Ciampino l’aereo che sta riportando in Italia le salme dei nove nostri connazionali. Ad attendere le salme sarà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dopo l’omaggio delle autorità, i cadaveri saranno portati nell’istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli dove dopo il riconoscimento da parte dei parenti, saranno sottoposti ad una tac. Mercoledì sono in programma le autopsie.

Di ritorno in Italia anche chi la morte l’ha sfiorata: “Non ce l’aspettavamo. È stato un fulmine a ciel sereno. La cosa che mi sconvolge è che a colpire siano stati bengalesi di buona famiglia, benestanti e istruiti” dice all’Ansa Gennaro Cotugno. L’uomo, che da tre anni è a Dacca con la sua azienda tessile, spiega che “i bengalesi sono molto dispiaciuti per quello che è accaduto: sanno benissimo che aiutiamo i loro figli, conoscono bene le centinaia di volontari tra cui medici che aiutano il loro popolo”. Gennaro dice che conosceva le vittime italiane: “Ci conoscevamo tutti – spiega – abbiamo fatto insieme molte cene, eravamo amici”. Ora, però, prosegue Cotugno, “siamo stanchi: anche un italiano mio amico che lavora lì da 25 anni ha detto che non sa se resterà ancora in Bangladesh”. Quanto alle voci circolate sui social, di chi ha accusato gli italiani di andare in Balgladesh per sfruttare la manodopera a basso costo, tra cui bambini, Gennaro evidenzia che “i bambini vengono più che altro sfruttati dalle famiglie di bengalesi che sono povere, ma dalle aziende assolutamente no”.

Quella sera anch’io avrei dovuto essere nel ristorante dov’è avvenuta la mattanza: l’Holey Artisan Bakery, a Dacca, è frequentato molto dagli italiani perché fanno pane fresco ed è uno dei pochi posti dove si mangia in maniera decente. Io e un altro italiano siamo salvi perché stavamo poco bene e abbiamo preferito rimanere a casa”.