Di Simone Vacatello, direttore editoriale di Crampi Sportivi

Non ho dormito molto, ieri notte faceva caldo, troppo per dividere un letto da una piazza e mezza con un’altra persona. Perciò, quando mi sono sdraiato sul pavimento fresco, con il solo conforto di un cuscino, l’ho fatto perché ho pensato che non avrei avuto altra scelta, se avessi voluto dormire, dormire e far dormire.

Non è la prima volta che provo una tattica del genere, per esempio da ragazzino talvolta soffrivo di insonnia, in genere capitava più spesso durante le calde notti estive. Ricordo una volta in particolare dopo una partita di Usa ’94, non ho alcuna idea di quale, dato che ogni volta che scrivo di ricordare qualcosa di quel Mondiale, io millanto. A parte la finale, che peraltro neanche ho visto tutta, in quanto avevo 9 anni e sono crollato intorno alle dieci di sera. Questo perché il calcio, la grande narrazione popolare, la grande metafora dell’esistenza umana, la vita in scala rettangolare, 90 minuti più recupero alla volta, con eventuale scherzo del destino, lotteria dei rigori, usciamo a testa alta, siamo un grande gruppo, non sono un mercenario, sono un professionista, però uno lo capisce quando lo capisce, e all’epoca dovevo ancora elaborare.

Pellè nel 2007 quando suonava i rigori con il cucchiaio

Insomma, da ragazzino talvolta dormire per terra funzionava. Mi sdraiavo sulle mattonelle e talvolta riuscivo persino a dormire bene, ieri notte no. Ieri notte è stato un incubo, perché mi faceva male il collo, mi faceva male la schiena, mi faceva male il sedere e il pavimento, respiravo male, sentivo che più dormivo, e più mi stancavo. Più dormivo, e più mi stancavo.

E ho russato, vostro onore.

Probabilmente ero stanco, probabilmente il troppo fresco del pavimento rispetto alla mia temperatura interna, magari la posizione mi faceva respirare male, o più schiettamente in realtà sono un serial killer con l’istinto distruttivo e criminale di rovinare la nottata altrui con cacofonie arrese delle vie respiratorie. Ci godo proprio, non vedo l’ora di addormentarmi per iniziare a russare e rovinare i sonni altrui.

Anzi.

Vorrei poter avere la certezza di iniziare a russare subito, appena mi addormento. Vorrei sapere che subito, una volta messa da parte la coscienza scomoda come un matrimoniale di mattonelle, il mio subconscio favelli in cirillico, tormentando il sonno del mio prossimo.

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Ma il crimine non paga, e sono stato svegliato più volte, da una voce che pronunziava il mio nome come se quel particolare tono e quel particolare suono, in quel particolare momento, potessero insieme decretare la disintegrazione a livello subatomico della mia persona.

Non tutti questi articoli dal taglio personale che oggi tirano tanto sono scritti per allungare il brodo con la scusa dell’umanizzazione della scrittura, o per introdurre un concetto, come fanno i più onesti. In questo davvero non succede niente dall’inizio alla fine. D’altronde ogni titolo è il ballo mascherato di una promessa.

Non credo si potesse chiedere di più all’Italia che è uscita ieri ai rigori con la Germania, a volte Rocky trascina Ivan Drago fino alla quindicesima ripresa e poi perde ai punti. Non credo che Pellè sia un coglione perché ha mimato il cucchiaio, né che Zaza lo sia perché ha tirato un rigore orribile. Quantomeno, non credo lo siano più di quanto non lo fossero prima, quando ci si stava in fissa. Non credo che Conte sia stato punito perché una Nazionale operaia, zelante e di fatica può stremare l’avversario, sorprenderlo, stupirlo, metterlo all’angolo una, due, tre, forse anche sette volte, ma quando si tratta di usare i piedi, e quelli soltanto, i palloni voleranno alti come aerostati. Tanto più che la carogna è già abbastanza attenta, non c’è nessun bisogno di reggerle la falce.

Credo piuttosto che a volte si vada all-in per generosità, perché si sa di poter fallire, con la placida consapevolezza che un povero stronzo colpevole porti in dono più sfizio di un carro vincitore da assaltare. D’altronde con il sospetto che ti si possa amare arriva spesso la pessima idea di non fingere di essere quello che non si è.

Articolo originale comparso su Crampi Sportivi. Altri articoli di approfondimento come questo li trovate sul sito ufficiale