Puntano il dito sul cognato del sindaco, su sua sorella e suo fratello, su un ex assessore, su tre consiglieri comunali. Lamentano una presunta disparità di trattamento su un argomento che in città è spinosissimo: l’abusivismo edilizio. È lunga soltanto una pagina la lettera che rischia di arroventare ulteriormente il clima a Bagheria, la città di cinquantamila abitanti in provincia di Palermo. Qui da due anni ad amministrare il comune è Patrizio Cinque, il sindaco eletto nel 2014 dal Movimento 5 Stelle. Ed è proprio contro il primo cittadino ed altri esponenti del M5s che si rivolge quella missiva firmata dal comitato “Salviamo le case abusive“.

Un tema spinosissimo nella città che ha dato i natali a Renato Guttuso, dato che al comune di Bagheria sono ancora pendenti più di ottomila richieste di sanatoria edilizia. Quello dell’abusivismo edilizio, però, è un tema scottante anche per gli esponenti dei 5 Stelle cittadini: era il febbraio scorso, infatti, quando una puntata delle Iene accusava i genitori del sindaco Cinque e quelli dell’assessore all’Urbanistica Luca Tripoli di vivere in case abusive. In città, manco a dirlo, era scoppiato il caos: prima Cinque aveva spiegato che l’abuso dell’abitazione della sua famiglia “era stato condonato”. Poi, però, aveva dovuto aggiustare il tiro, intervenendo direttamente sul blog di Beppe Grillo per riconoscere di aver “detto un’inesattezza – di cui mi scuso con i cittadini – affermando che la casa fosse sanata”.

Nel frattempo l’assessore Tripoli aveva deciso di fare un passo indietro. Polemica esaurita? Ma neanche per idea: adesso, infatti, arriva la lettera degli “altri abusivi“, titolari di immobili costruiti irregolarmente, che però denunciano una presunta disparità di trattamento da parte delle autorità rispetto a quello riservato ai grillini e ai loro parenti. “Come mai il comune continua ad acquisire le nostre case e di quelle degli attivisti di M5S e dei loro parenti non si sa niente?”, scrivono i componenti del comitato “Salviamo le case abusive”, nella lettera inviata alla procura di Palermo, alla polizia municipale di Bagheria e a quella del vicino comune di Santa Flavia, e pubblicata dall’edizione locale di Repubblica.

“Come mai non viene fatta l’ordinanza per la casa tutta abusiva del cognato del sindaco, signor Buttitta DomenicoCome mai non si va a verbalizzare la casa della sorella residente in un immobile tutto abusivo? Come mai non viene diniegata la sanatoria per il fratello? Come mai ancora non viene demolita la casa dell’assessore Luca Tripoli?”, continuano, mettendo nel mirino poi tra consiglieri comunali pentastellati:  Alba Aiello, Francesco D’Anna e Francesco Paladino, accusati di avere delle abitazioni che sorgono a meno di 150 metri dal mare.

“Stiamo verificando se avvalorando le calunnie di questo comitato non si stia istigando alla violenza e minando l’incolumità della amministrazione. Lo faremo presente al prefetto perché vogliamo continuare ad affrontare il problema dell’abusivismo con la serenità che finora non ci è stata concessa. Ci è già capitato di ricevere delle minacce velate. E vogliamo ricordare quanto è successo agli amministratori di Licata”, dice il sindaco Cinque, citando il caso di Angelo Cambiano, primo cittadino di Licata, simbolo della lotta all’abusivismo, al quale è stata incendiata l’abitazione. “I promotori del comitato – dice sempre Cinque – sono responsabili di abusi recentissimi e questa azione non ci fermerà. Come non ci fermerà dal continuare anche con le case di esponenti politici, siano essi del M5s siano essi di altri partiti, cosa ovviamente possibile vista la mole di immobili abusivi“. “I consiglieri Alba, Paladino e D’Anna – fanno sapere invece dall’amministrazione bagherese – non hanno case di proprietà entro i 150 metri dal mare, mentre la sorella del sindaco non ha casa di proprietà nella via citata dalla lettera e l’immobile citato è in regola”.

Pochi mesi dopo il suo insediamento il sindaco Cinque aveva firmato un protocollo d’intesa con la procura di Palermo per agevolare la lotta alle costruzioni irregolari. E ad aprile scorso,  la procura aveva dunque scritto al comune per sottolineare che nella zona di Bagheria sono ben 600 le costruzioni per le quali esistono già sentenze passate in giudicato: possono quindi essere demolite o utilizzate per la pubblica utilità se non ricadenti in un’area soggetta ad inedificabilità totale.