Organizzavano arbitrariamente ronde e spedizioni contro cittadini extracomunitari, prevalentemente magrebini. Non è l’ultima trovata di un sindaco leghista ma l’iniziativa di alcuni cittadini cinesi residenti a Prato. Secondo la procura di Prato, che indaga su diversi episodi di pestaggi avvenuti nel centro della città dall’inizio dell’anno, vere e proprie squadre di vigilanza presidiavano il territorio per proteggere i propri connazionali da extracomunitari di provenienza africana, considerati dalla comunità cinese responsabili di rapine ai suoi danni.

Gli atti intimidatori, stando a quanto riferito dalla polizia, sono comunque avvenuti anche ai danni di cittadini nordafricani “estranei a fatti delittuosi”. Dalle indagini, partite nel 2015, sono emersi numerosi indizi a carico di sette indagati, in stato di libertà, accusati dei reati di associazione a delinquere e atti violenti per motivi razziali.

Venerdì mattina la polizia pratese, coordinata dalla Procura e diretta dal dirigente della Squadra mobile Francesco Nannucci, ha effettuato nove perquisizioni, sette delle quali nelle abitazioni dei presunti vertici dell’organizzazione criminale cinese e due nelle sedi dell’associazione culturale “La Città del Cervo Bianco”, di cui tutti gli indagati sarebbero esponenti. I pm hanno riferito che nelle case sono state trovate mazze da baseball e bastoni ferrati con tondini da edilizia. L’associazione “La Città del Cervo Bianco”, che richiama il simbolo della città di Wenzhou, nella provincia dello Zhejiang, di cui i tesserati sono originari, era finita nelle cronache locali lo scorso dicembre perché aveva ripulito le strade della Chinatown di Prato.

L’inchiesta non è collegata alla rivolta dei cinesi di Sesto Fiorentino di due giorni fa, quando la polizia ha caricato i cinesi intenti a impedire i controlli della Asl in un capannone di loro proprietà nell’Osmannoro, territorio del comune in provincia di Firenze. Alcuni degli indagati di Prato avrebbero tuttavia partecipato anche a quella sommossa.