L’Italia è il Paese d’Europa che nel 2015 ha visto il maggiore incremento di nuovi cittadini: 50mila persone in più (il 37%) rispetto al 2014. Non solo: proprio nel 2014 è stata la nazione, seconda solo alla Spagna, col maggior numero di naturalizzazioni (il 15% dell’intera Unione europea). Il dato è stato elaborato dalla Fondazione Ismu (Istituto per lo studio della multietnicità) di Milano. L’anno passato sono stati 178mila gli stranieri residenti che hanno ottenuto il passaporto della nostra Repubblica, circa 35 su mille dei 5 milioni di stranieri regolarmente residenti. La notizia non è irrilevante se si considera che l’Italia è uno degli Stati con le regole più restrittive in materia. E in cui lo ius sanguinis (il sistema che basa la concessione della cittadinanza solo sulla discendenza di “sangue” da italiani) è applicato in maniera molto solerte. Se non si hanno avi italiani è infatti possibile la naturalizzazione solo dopo due anni di matrimonio, oppure per residenza: almeno 10 anni in Italia se cittadino extracomunitario, 4 anni se appartenente all’Unione europea. Solo la Svizzera ha leggi più severe. “Sono diventati italiani – spiega a ilfattoquotidiano.it Giorgia Papavero, ricercatrice del settore monitoraggio dell’Ismu – soprattutto molti di coloro che appartengono a comunità di antico insediamento e che hanno maturato i requisiti di acquisizione per residenza: soprattutto albanesi e marocchini. Mentre in passato a determinare molte nuove cittadinanze erano principalmente i matrimoni”. Colpisce anche un altro dato: quasi 4 nuovi italiani su 10 nel 2015 sono minorenni. “Quando i genitori diventano italiani, automaticamente anche i figli prendono la cittadinanza”, spiega ancora la ricercatrice.

Il numero di stranieri che hanno ottenuto passaporto italiano nell’ultimo quindicennio è aumentato in modo esponenziale, in particolare in regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Appena 12mila stranieri avevano infatti ottenuto la cittadinanza nel 2002, quando in Italia quelli con i documenti in regola erano poco più di un milione: l’Ismu calcola che nel 2016 potrebbero esserci addirittura 190mila nuovi cittadini italiani nati all’estero. Ma non sarà sempre così, anche perché negli ultimi anni i flussi migratori verso lo Stivale si sono ridotti: “Nei prossimi anni – ragiona Giorgia Papavero – l’aumento di nuove acquisizioni di cittadinanza dovrebbe stabilizzarsi”.

Di fronte a questo dato ce n’è poi un altro, ben noto alle cronache, di italiani che vanno via dal Belpaese. Le stime dell‘Istat indicano che su 100mila italiani che sono emigrati nel 2015, 25mila sono proprio cittadini italiani di origine straniera che decidono di tornare nella loro patria di origine o di trasferirsi in un’altra parte del mondo. Nel frattempo nel resto d’Europa le acquisizioni di cittadinanza diminuiscono. Secondo i dati Eurostat del 2014 (gli ultimi a disposizione) sono 890mila i cittadini stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza di uno degli stati membri, il 9% in meno rispetto al 2013. Il calo più forte si è avuto nel Regno Unito, in Spagna (che comunque rimane il Paese che in questi anni ha avuto più nuovi cittadini, il 25% di tutti quelli europei), in Belgio, in Grecia e in Svezia. Al contrario il più significativo aumento in termini assoluti è stato rilevato in Italia (con più 30mila nel 2014 rispetto al 2013), seguita dalla Francia e dall’Olanda.