Il 22 giugno Antonio Bassolino è stato prosciolto per prescrizione nel processo penale nel quale era imputato di peculato per una serie di parcelle liquidate nel 2001 a favore dello studio legale di Enrico Soprano, nell’epoca in cui era commissario all’emergenza rifiuti. Non appena si è diffusa la notizia, ha annunciato che intende rinunciare al beneficio procuratogli dal trascorrere del tempo e che vuole essere giudicato nel merito. Appena sette giorni più tardi, però, ecco che gli arriva una condanna definitiva dalla sezione di Appello della Corte dei Conti per un’altra vicenda che lo vide nel ruolo di commissario, stavolta per l’emergenza idrogeologica. Dovrà risarcire con 21.184 euro Palazzo Santa Lucia.

Altalena giudiziaria, dunque, per l’ex ingraiano che fu sindaco di Napoli negli anni Novanta, poi presidente della giunta regionale della Campania e che, in primavera, è tornato alla ribalta come antagonista della candidata di Renzi, Valeria Valente, alle primarie del centro sinistra partenopeo. Ne è uscito sconfitto per una incollatura, tra accuse di brogli e di compravendita di voti che avrebbero aiutato Valente, ma non ha rinunciato per questo a svolgere un ruolo nel Pd napoletano sempre più alla deriva. Proprio mentre vive una seconda giovinezza politica, Bassolino deve però fare i conti con un passato ingombrante, quello degli anni nei quali fu presidente della giunta regionale. Cumulò incarichi, responsabilità e procedimenti giudiziari. Quelli penali sono finiti bene per lui. Gli altri, quelli davanti alla Corte dei Conti, si sono spesso conclusi con condanne.

La più recente riguarda il periodo compreso tra novembre 2006 e giugno 2007 e verte sul pagamento di compensi non dovuti ai dirigenti ed agli impiegati della Regione Campania che prestavano la propria attività presso il commissariato all’emergenza idrogeologica. Struttura, quest’ultima, che tra il 2002 ed il 2007 ha assorbito 2.865.612 euro, dei quali 2.233.086 per la remunerazione del personale impiegato. In particolare, nella sentenza che riguarda Bassolino, le toghe hanno acceso i riflettori sugli 84.737 euro pagati tra novembre 2006 e giugno 2007 a sette persone. Emolumenti legittimamente versati, si è difeso l’ex sindaco, assistito dall’avvocato Gherardo Marone, che ha invocato anche l’articolo 36 della Costituzione, quello che sancisce che il lavoratore “ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro”.

Soldi sperperati, hanno stabilito però i giudici della Corte dei Conti in due gradi di giudizio, sia perché i beneficiari percepivano già lo stipendio dalla Regione, sia perché mancava la copertura finanziaria per sostenere quei costi aggiuntivi. Insomma, secondo i magistrati contabili non c’era alcun presupposto giuridico per giustificare l’esborso di 87.000 euro di denaro pubblico. Di qui la condanna per colpa grave nei confronti di Bassolino e di altre tre persone – i funzionari regionali De Angelis, Palmieri e Fontana (quest’ultimo nel frattempo deceduto) – a rimborsare l’ente pubblico con poco più di 21.000 euro ciascuno.

L’ex presidente della giunta regionale, due anni fa, era stato giudicato colpevole dalla sezione napoletana della Corte dei Conti per un’analoga vicenda, anch’essa relativa al versamento di compensi non dovuti a dirigenti e funzionari della Regione Campania. In quel caso, era finito nell’indagine in quanto commissario all’emergenza per le alluvioni del Sarno. Ha presentato appello. A gennaio 2015, poi, Bassolino è stato condannato dai giudici contabili a risarcire 8 milioni allo Stato. In qualità di ex commissario alle bonifiche, la sua colpa sarebbe stata di non avere adempiuto al contratto stipulato nel 2002 tra il ministeri dell’Ambiente e del Lavoro e la società Jacorossi e di non avere messo a disposizione di quest’ultima le discariche per rifiuti speciali. Anche rispetto a queste accuse Bassolino ha rivendicato la correttezza del suo operato ed ha presentato appello. Non c’è ancora la sentenza, invece, per il recentissimo invito a dedurre che riguarda la mancata bonifica di 48 discariche di rifiuti urbani. Il danno erariale sarebbe di 27 milioni addebitabili, tra gli altri, secondo la Procura della Corte dei Conti, a Bassolino ed all’ex governatore campano Stefano Caldoro.