Un video di 57 secondi apparso online qualche giorno fa – e già tolto dalle autorità – mostra due uomini col viso gonfio e rivoli di sangue ai lati della bocca intenti a ingerire delle “polpette” offerte da una mano fuori campo. Provano a buttarle giù con l’acqua e vomitano, mentre una voce fuori campo li sprona a dire in favore di camera “Jai Shri Ram” (viva il dio Ram) e “Gau Mata ki jai” (viva la Madre Mucca). Succede in Haryana, stato confinante con la capitale New Delhi, dove la presenza di gruppi di estremisti hindu si fa sempre più preponderante animando un clima di tensione che vede come vittime le minoranze religiose locali, in particolare quella musulmana.

L’azione è stata rivendicata dal Gau Raksha Dal (Gruppo per la protezione della mucca), che attraverso il proprio presidente Dharmendra Yadav ha chiarito i dettagli di quel minuto scarso di girato. Gli attivisti del gruppo avevano ricevuto una “soffiata” di due uomini sospettati di trasportare illegalmente carne di mucca. Dopo 7 km di inseguimento, il gruppo è riuscito a bloccare i due – Rizwan e Mukhtiar, entrambi di fede musulmana – trovando nell’auto “700 kg di carne di mucca”. Glissando sull’evidente pestaggio, Yadav ha spiegato che i membri del Gau Raksha Dal responsabili dell’azione “gli hanno fatto mangiare il panchgaya (un misto di sterco di vacca, urina, latte, burro chiarificato e yogurt) per insegnargli una lezione e purificarli”. Nulla di inusuale in Haryana, dove simili gruppi ultrainduisti negli anni si sono distinti per una professione di fede piuttosto attiva, spesso anticipando – o sostituendo – l’intervento delle forze dell’ordine chiamate a far rispettare la legge che, nello stato, vieta la macellazione di carne di mucca, animale considerato sacro dalla maggioranza dei fedeli hindu. Organizzati in squadre armate di bastoni, il braccio violento dell’identitarismo hindu organizza ronde e blitz contro la minoranza musulmana locale con l’obiettivo di far “rispettare la legge” e riaffermare il primato della fede hindu sul territorio, con la complicità – non solo passiva – delle istituzioni locali, al momento espressione del Bharatiya Janata Party (Bjp), il partito nazionalista hindu del premier Narendra Modi.

Le azioni vengono riprese con dei telefoni cellulari e caricate online al fianco di video celebrativi del gruppo, dove ragazzoni di campagna si vedono sfrecciare per le campagne a caccia di musulmani. Lo scorso anno, ad esempio, il magazine online Scroll.in ha raccolto una serie di video simili scovati nelle pagine delle varie filiali locali (ce ne sono anche in Punjab e in Bengala occidentale), mostrando pestaggi di musulmani beccati in possesso di carne di mucca. Un clima che fa eco a uno degli episodi più cruenti di questo clima di intolleranza che lo scorso anno si guadagnò le prime pagine nazionali: in una cittadina poco lontano da New Delhi la casa della famiglia Akhlaq, musulmana, venne presa di mira da un blitz di “fedeli hindu” che trascinarono fuori il padre Mohammad e lo linciarono davanti alla famiglia poiché colpevole di tenere nel frigorifero della carne di mucca (a distanza di mesi ancora non è chiaro se si sia trattato di mucca, “illegale” in Haryana, o del legalissimo montone). Oggi come allora la risposta delle autorità di polizia risulta eccessivamente tiepida. Lo scorso dieci giugno, fa sapere la polizia di Faridabad ai media indiani, Rizwan e Mukhtiar dopo la cattura ad opera del Gau Raksha Dal sono stati presi in consegna dalle forze dell’ordine, che hanno confermato la presenza di carne di mucca nell’auto (300 chilogrammi, contro i 700 millantati dagli ultrainduisti) dando così seguito alle disposizioni del Prohibition of Cow Slaughter Act e rinviando i due a giudizio. Secondo le ultime modifiche della legge in Haryana, passate all’unanimità nel marzo del 2015 dal parlamentino locale a maggioranza Bjp, i due rischiano fino a dieci anni di carcere e una multa da 100mila rupie (1.300 euro). La polizia dell’Haryana ha dichiarato di non essere a conoscenza di alcun video in cui i due venivano obbligati a ingerire il panchgaya. La carne in possesso di Rizwan e Mukhtiar “è stata distrutta”.

di Matteo Miavaldi