Nella sua vita Ricardo Quaresma è stato qualsiasi cosa: la più grande promessa del calcio portoghese, un talento sprecato, un ex giocatore. In Italia persino una macchietta: il “Trivela”, l’ennesimo bidone inutile comprato dall’Inter, buono neanche a fare un cross normale. A 32 anni, a carriera praticamente finita, è diventato quello che avrebbe dovuto essere tanto tempo fa: un suo gol – non di Cristiano Ronaldo, Nani o la giovane stella Andre Gomes – al 118′ batte la Croazia e trascina il Portogallo nei quarti di finale di Euro 2016. Trascina letteralmente, dopo novanta minuti e un supplementare e mezzo di noia assoluta, prima dei cinque, pazzi minuti finali in cui succede praticamente di tutto. Un’azione per parte, un’occasione al minuto, il palo di Perisic, il miracolo di Subasic su Ronaldo, il tap-in di Quaresma. Facile facile, ma decisivo. A sorpresa fuori la Croazia, che era considerata una delle favorite per la vittoria finale.

Croazia-Portogallo doveva essere l’ottavo di finale dello spettacolo. È stato quello della noia. Doveva essere la partita di Cristiano Ronaldo e Modric, Nani e Perisic. È stata quella di Pepe e Corluka, persino Vida. Zero tiri in porta in 115 minuti di gioco rappresentano un record poco invidiabile per Euro 2016, e forse non soltanto. Troppa pressione e attenzione da tutte e due le parti, probabilmente. Per la Croazia, che fino a stasera era stata la miglior squadra del torneo e ha provato a prendere subito in mano il pallino del gioco. Per il Portogallo, che pure sarebbe una grande del continente, ma ha approcciato il match con grande umiltà, dopo le zero vittorie nel girone-materasso con Islanda, Austria e Ungheria.

Era pur sempre l’ottavo di finale di un Europeo, ma valeva molto di più, quasi una semifinale: tutti sapevano che chi avesse vinto a Lens avrebbe avuto grandi possibilità di ritrovarsi a Saint-Denis il 10 luglio, in virtù di un tabellone estremamente favorevole. Per entrambe le nazionali che non hanno mai vinto nulla – per la generazione d’oro della Croazia, o per uno degli ultimi Portogallo di Cristiano Ronaldo – era un’occasione irripetibile. E questo ha portato a una delle più brutte partite che la storia recente degli Europei ricordi. Primo tempo bloccatissimo: un paio di strappi balcanici, un po’ di fraseggio lusitano. E chi si aspettava che la situazione potesse migliorare con il passare dei minuti, i giocatori stanchi e le squadre più lunghe, si è sbagliato di grosso. Tanta fatica ma nessuna indecisione: lo dimostrerà Corluka, che i supplementari li giocherà praticamente da zoppo dopo un infortunio muscolare. Così anche nella ripresa ci si deve accontentare di pochissimo: una ciabattata di Renato Sanches, che se non altro porta un po’ di brio e fisicità con l’incoscienza dell’età (è un ’97); un colpo di testa pericoloso di Vida, un calcione di Strinic sul fianco di Nani che avrebbe meritato il rigore.

Il Portogallo fa il suo, orfano di un Ronaldo evidentemente lontano dalla condizione migliore. La vera delusione dopo quanto visto nella prima fase probabilmente è la Croazia. Si scuoterà soltanto nel secondo supplementare, con l’ingresso (tardivo, il ct Cacic lo rimpiangerà a lungo) di Marko Pjaca: il giovane esterno della Dinamo Zagabria entrato al 110′ manda finalmente in tilt la difesa lusitana ed è uno dei motivi dell’incredibile finale che nessuno si aspetta. Quando tutto lascia pensare ai calci di rigore, le squadre si svegliano e si prendono a cazzotti come pugili a guardia abbassata. E nel caos del batti e ribatti spunta Ricardo Quaresma. Su una palla che chiede solo di essere spinta dentro dopo che Ronaldo si era mangiato un gol a tu per tu con Subasic. Arriva lui, di testa e non di esterno. Il Portogallo è nei quarti contro la Polonia, la Croazia eliminata. Grazie a Quaresma, il Trivela. Ma non chiamatelo più così.

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