Giornata caotica a Palazzo Madama per il governo di Matteo Renzi. Nel day after delle amministrative, infatti, dal Senato arrivano messaggi significativi in direzione di Palazzo Chigi: segnali che Renato Brunetta non esita a definire come il primo “pizzino” di Denis Verdini al premier. Prima, infatti, la maggioranza è stata battuta su un emendamento di Forza Italia al disegno di legge sul Terrorismo; poi, invece, il presidente Pietro Grasso è stato costretto a sospendere i lavori causa mancanza del numero legale, e quindi rinviare l’esame del ddl ad un’altra seduta. Ago della bilancia, manco a dirlo, i voti dei senatori di Ala, e cioè i fedelissimi di Denis Verdini, e quelli di Area Popolare, sulla carta alleati del governo, ma oggi fondamentali per fare approvare l’emendamento del forzista Giacomo Caliendo al ddl Terrorismo. Secondo i dati delle votazioni forniti da esponenti della maggioranza, su 113 parlamentari del Pd erano presenti solo in 80, ma è da Ncd che arriva quello che il Pd definisce “un segnale preciso“: su 31 senatori che fanno parte del gruppo, 9 hanno votato con Forza Italia e 15 risultano assenti.

Alla fine, quindi, il governo è uscito battuto per 102 a 92, su un disegno di legge che la maggioranza avrebbe voluto approvare in giornata, dato che è arrivato a Palazzo Madama per la sua seconda lettura parlamentare dopo il via libera ricevuto alla Camera. Ed è per questo motivo che, dopo l’inaspettata debacle, il capogruppo del Pd Luigi Zanda punta il dito conto Ala e Ap. “Si tratta di un’evidentissima manovra politica che non ha niente a che vedere con il contenuto dell’emendamento. Non è la prima volta che questioni in provvedimenti passati all’esame della commissione Giustizia, che vengono non trattate o trattate marginalmente, sono poi sollevate in aula. Ma allora le commissioni che ce le abbiamo a fare?”, ha commentato il capogruppo dem, scatenando le proteste sui banchi delle opposizioni, che hanno quindi chiesto una sospensione dell’esame del provvedimento. E dato che nel frattempo è venuto a mancare il numero legale, il presidente Grasso si è visto costretto a sospendere i lavori e quindi a rinviare l’esame del ddl ad un’altra seduta.

A replicare a Zanda, dai ranghi dei Verdiniani, arriva il commento del senatore Ciro Falanga, che nega qualsiasi tipo di “manovra”. “Nessun significato politico per il voto di questa mattina solo che su quel determinato punto Ala non era d’accordo”, ha detto il senatore di Ala, che però non ha convinto per nulla il forzista Nitto Palma. “Non avete i numeri senza Ala – ha detto l’ex guardasigilli – quindi o li fate entrare al governo o la finite con questa ipocrisia. La verità è che i voti di Ala sono determinanti”. “Oggi – ha detto, invece, il leghista Roberto Calderoli –  si è visto quello che accadrà in futuro: quando la barca affonda, i topi squagliano. I voti contrari all’emendamento sono stati quelli ortodossi, cioè i voti del Pd; i voti delle ali e delle alette si stanno squagliando, perché la nave affonda”.  Lapidario, il commento di Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, che su twitter scrive: “Governo battuto in Aula Senato su un emendamento Forza Italia. Ala e parte Ncd votano con opposizione. Primo pizzino di Verdini a Matteo Renzi?”

Nel dettaglio l’emendamento approvato modifica la pena prevista per chiunque, con finalità di terrorismo: procura a sé o ad altri materia radioattiva; crea un ordigno nucleare o ne viene altrimenti in possesso. In pratica la condanna compresa tra i sei e i dodici anni di carcere per tali reati viene adesso sostituita con una pena “non inferiore ad anni quindici“.  Con questa modifica il ddl Antiterrorismo – che nelle intenzione della maggioranza avrebbe dovuto essere approvato in via definitiva in giornata – dovrà tornare di nuovo all’esame della Camera.