Corruzione, reati di maggiore gravità commessi nei consigli di amministrazione che in strada, norme sbagliate. Piercamillo Davigo torna a puntare il dito contro i colletti bianchi e il legislatore che fa leggi che “non servono o fanno danni”.

“Nei cda si commettono reati di maggiore gravità che non sono subito visibili e qualcuno dice che io straparlo quando dico che i reati dei colletti bianchi sono più pericolosi di quelli da strada”, ha affermato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati intervenendo in un convegno a Milano sul tema del contrasto alla corruzione. Di regola, ha aggiunto, “i colletti bianchi poi in carcere non ci finiscono“. Davigo prende ad esempio il processo Parmalat, dove c’erano “45 mila parti civili“. E ha aggiunto: “Quanto ci impiega uno scippatore a fare 45 mila vittime? E quanti soldi può poi avere una signora nella borsetta? Mentre in Parmalat c’era chi aveva investito i soldi di una vita”.

Un giudizio analogo a quello già espresso dall’ex pm del pool di Mani Pulite il 22 aprile: “La classe dirigente di questo Paese quando delinque – aveva detto il presidente del sindacato delle toghe durante la lectio magistralis al master in prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e corruzione dell’Università di Pisa – fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni più gravi.

La politica cosa fa? Anche quando decide di intervenire, spiega il magistrato, lo fa con risultati discutibili: “Il legislatore, ma anche i mezzi di informazione, raccontano ai cittadini italiani cose sbagliate sulla corruzione, sugli appalti e sui fondi neri e sulla base di queste cose sbagliate si fanno norme che nell’ipotesi migliore non servono a niente e in quella peggiore creano danni“.

E’ il caso del nuovo Codice degli appalti: “Scrivere norme sul Codice degli appalti non serve a niente per curare la malattia”, che è la corruzione. Per Davigo “pensare di affrontare” la piaga della corruzione “con nuove norme sugli appalti” è inutile. “La norma sugli appalti è pura fantascienza e non c’entra con ciò che accade nella realtà. Le norme potranno servire quando non ci saranno più i cartelli, adesso è necessario fare altro”.

“Che senso ha poi aumentare le pene se non si scoprono i corrotti e i corruttori?”, si è chiesto ancora l’ex pm, il quale è tornato anche a ribadire che “non servono a molto le autorità amministrative” per il contrasto alla corruzione “perché ad esempio non possono fare intercettazioni“.

Inutile anche l’istituto del whistleblowing, la legge che tutela i dipendenti che segnalano reati, fra cui ad esempio la corruzione. L’istituto, previsto nel piano anticorruzione dell’Anac e materia di una proposta di legge passata alla Camera, “è una cosa stucchevole, perché se parliamo di dipendenti pubblici questi hanno l’obbligo di denuncia“. “Stiamo parlando del nulla – ha specificato Davigo – tutto questo si può sintetizzare come fumo negli occhi“.