“Pur di mandare via Renzi, sono disposto a votare Lucifero, figuriamoci se mi tiro indietro davanti alla candidata grillina di Roma Virginia Raggi“. A pronunciare questa frase, secondo Repubblica, è stato il dem ed ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema che starebbe anche lavorando per i comitati del No alle riforme e alla “rinascita della sinistra riformista” con il governatore Michele Emiliano come “sostituto credibile di Renzi”. Un retroscena pubblicato in prima pagina a firma Goffredo De Marchis, che ha subito scatenato gli attacchi del Pd (“Sfasciare tutto non serve a niente”) e che è stato smentito ufficialmente in mattinata dalla portavoce di D’Alema: “Frasi false, frutto della fantasia del cronista e della volontà dei suoi mandanti”. A negare tutta la ricostruzione è stato anche lo stesso presidente della Puglia: “Non ci siamo mai incontrati”. Il quotidiano ha però confermato la propria versione: “L’articolo riporta fedelmente quanto ci è stato raccontato da numerose fonti. Parlare di mandanti esterni è grottesco”.

Chi sono quelle fonti? Solo in serata è arrivata, con una nota, l’autodenuncia di Gaetano Quagliariello: “Due fondazioni culturali, Italianieuropei e Magna Carta, da circa un anno stanno lavorando a un grande convegno per tracciare un bilancio del bipolarismo italiano degli ultimi vent’anni. Periodicamente si svolgono riunioni del comitato scientifico dell’iniziativa, alle quali prendono parte colleghi docenti di storia, economia, sociologia e relazioni internazionali. All’ultima, tenutasi lo scorso lunedì, in qualità di presidenti delle rispettive fondazioni abbiamo partecipato anche l’onorevole D’Alema ed io”, ha spiegato.  “Alla fine della riunione, sull’uscio – ha aggiunto – ci si è fermati a scambiare qualche amena battuta sulla situazione politica, e non sono certo mancate le iperbole e le reciproche scherzose invettive. Nulla di più. Ovviamente tutto ciò potrà essere agevolmente confermato da almeno cinque o sei docenti che con me hanno partecipato al siparietto. Che tutto questo diventi il centro dell’attenzione a quattro giorni dai ballottaggi, la dice lunga sul degrado del dibattito politico nel nostro Paese. Avrei tenuto per me queste considerazioni – conclude la nota – se non avessi ricevuto nella giornata di oggi ben dodici telefonate di eminenti e stimati colleghi giornalisti che mi hanno interrogato sulla vicenda. A questo punto preferisco raccontare apertamente come sono andate le cose senza aspettare le prevedibili paginate di domani mattina”.

Nel frattempo però le parole dell’ex premier avevano già scatenato la fibrillazione dentro al Pd. Il primo a commentare su Twitter era stato il presidente del partito Matteo Orfini: “Spero che smentisca al più presto. E che venga a darci una mano in questi ultimi giorni di campagna”. Poi a Radio Capital è intervenuta la vicesegretaria Pd Debora Serracchiani: “Siamo di fronte a questioni personali. Sfasciare tutto non serve”. Sul fronte di D’Alema l’impressione è che ci sia “un vero e proprio dolo” contro l’ex segretario dei Ds: “Supponiamo abbia un’origine nella sede non diciamo del taverniere fiorentino ma certamente nel suo entourage”, si legge ne la Velina Rossa di Pasquale Laurito, molto vicino all’ex segretario dei Ds negli anni della sua premiership. “E’ in corso un gioco politico che dura da molte settimane, D’Alema non ha voluto commentare i risultati delle Comunali proprio per non essere trascinato in un gioco assurdo: un modo per fare caciara e intestare ad altri il prevedibile insuccesso del Pd alle amministrative. Se D’Alema è stato rottamato dal taverniere fiorentino perché gli si attribuisce tanta rilevanza politica? Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”.

Nell’articolo di Repubblica si parla dettagliatamente di diversi incontri, nonché di contatti in Puglia, in particolare con il presidente Pd della Regione Emiliano, e a Roma, dove l’ex ministro Massimo Bray e l’ex sindaco Ignazio Marino sarebbero tra i “più assidui interlocutori” di D’Alema. Secondo il retroscena di Goffredo De Marchis, l’obiettivo di D’Alema è quello di indebolire il segretario Pd e due sono le tappe nella sua testa: i ballottaggi a Roma e Milano e il referendum costituzionale di ottobre prossimo. L’ex presidente del Consiglio sta lavorando alla ricostruzione di una sinistra riformista e per questo già nei prossimi giorni ufficializzerà il suo impegno per il “no” alla riforma della Costituzione. D’Alema non si aggregherà ai comitati già esistenti perché, in quanto ex presidente della Bicamerale, non è d’accordo con chi dice “che la Carta non si tocca a prescindere”. Ma al tempo stesso condanna il provvedimento del governo Renzi per la “deriva autoritaria” che secondo lui comporta.

A metà mattina è arrivata la smentita attraverso la portavoce: “L’articolo pubblicato da Repubblica è falso”, si legge nella nota. “I numerosi virgolettati riportati, a cominciare dal titolo, corrispondono a frasi mai pronunciate. D’altra parte, l’autore non precisa né dove, né quando, né con chi sarebbero state dette. Le riunioni di cui si parla non si sono mai svolte“. D’Alema ha poi accusato che dietro la pubblicazione dell’articolo ci sia la volontà di screditarlo: “La ricostruzione è frutto della fantasia del cronista e della volontà dei suoi mandanti. D’Alema, che è quasi sempre all’estero, non ha avuto modo di occuparsi della campagna elettorale di Roma”.  Anche il presidente della Puglia Michele Emiliano ha smentito ogni contatto: “Si precisa che non si è svolto alcun incontro con il presidente Massimo D’Alema e che non è in corso alcuna interlocuzione su questioni politiche nazionali, su materia referendaria o attinenti la leadership del Partito democratico”. Con l’arrivo della smentita ufficiale, Orfini ha cercato di archiviare velocemente la questione: “Polemica chiusa, ora lo aspettiamo ai gazebo per il nostro candidato Roberto Giachetti“, ha scritto sempre su Twitter. Repubblica sul sito internet ha però replicato alle accuse di D’Alema: “L’articolo riporta fedelmente quanto ci è stato raccontato da numerose fonti. Le frasi sono state ripetute in più occasioni di fronte ad interlocutori diversi. Parlare di mandanti esterni è grottesco, a muoverci non è altro che il giornalismo che significa raccontare storie di interesse generale. E questa ci pare proprio che lo sia”.