E’ durissimo il capo della polizia di New York, Bill Bratton. “L’idea che abbiamo una lista nera sui terroristi e una lista no-fly e che qualcuno su quelle liste possa comprare un’arma, è il livello più alto di follia”. Dalle indagini si dovrà capire, ha aggiunto Bratton, se c’era qualcosa nelle indagini dell’FBI che avrebbe potuto impedire a Omar Mateen di acquistare delle armi. Ma non ho molte speranze, ovviamente gli Stati Uniti hanno oggi troppa paura della NRA (National Rifle Association, la lobby dei produttori di armi)”.

Con il passare delle ore, e l’approfondirsi dell’indagine attorno al massacro di Orlando, stanno anche emergendo dubbi e domande su come Mateen, che era finito sotto i radar dell’FBI come possibile sospetto di terrorismo, abbia potuto acquistare tranquillamente le armi che gli hanno permesso di uccidere 49 persone e ferirne più di 50. Il capo della polizia di New York, un energico sostenitore del gun control, ha dato voce proprio a questi dubbi.

Mateen è stato interrogato dall’FBI in tre occasioni: due volte nel 2013, una nel 2014. Si sospettava fosse un elemento in via di radicalizzazione. Nel 2014, Mateen aveva detto di essere in contatto con Moner Mohammad Abusalha, un americano che si è fatto saltare in aria in Siria e che nel passato era vicino di casa di Mateen.

In tutte e tre le occasioni l’FBI non ha trovato elementi sufficienti a incriminare l’uomo; o a metterlo in stato di sorveglianza. Mateen ha quindi potuto comprare, legalmente, le armi che gli sono servite per la strage. Si tratta di una pistola a 9 mm e di un fucile d’assalto AR-15, acquistati da un regolare rivenditore circa una settimana prima del massacro. Mateen era d’altra parte in possesso di porto d’armi e, in più, di una licenza come guardia di sicurezza (aveva anche lavorato come guardia al tribunale di Port St Lucie, dove viveva).

“Non era una persona sottoposta a restrizioni. Poteva entrare legalmente da un rivenditore di armi e acquistare quello che voleva. Lo ha fatto”, ha spiegato il portavoce del Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms, l’agenzia che si occupa del controllo sulle armi. Anche nel caso in cui Mateen fosse stato condannato per reati che hanno a che fare con l’odio etnico e di genere (chi ha conosciuto Mateen dice che l’uomo si lasciava spesso andare a insulti e minacce di morte contro gay e neri), avrebbe comunque potuto comprare un’arma. In molti Stati americani, e tra questi c’è anche la Florida, chi viene riconosciuto colpevole di questo tipo di crimini può comunque acquistare un’arma.

La libertà di entrare in possesso di un fucile o di una pistola, anche nel caso di soggetti pericolosi o sospettati di legami con il terrorismo, è comunque ancora più vasta. Lo scorso dicembre il Senato non ha raggiunto i voti necessari per approvare una misura che avrebbe proibito ai sospetti di terrorismo di comprare armi. In linea di principio, quindi, anche una persona sospetta di terrorismo deve poter godere del diritto riconosciuto dal Secondo Emendamento (o meglio, da una particolare interpretazione di esso).

A questi dettagli se ne aggiunge un altro importante. Mateen si è servito, per compiere la sua strage, di un fucile d’assalto AR-15. Si tratta della stessa arma usata in una serie di recenti stragi: quella al cinema di Aurora, Colorado, la notte della prima di Batman; quella del 2012 alla Sandy Hook Elementary School di Newton, Connecticut, dove furono ucciso venti bambini e sei educatori; quella più recente di San Bernardino, dove una giovane coppia di coniugi ha ucciso 14 persone in un centro di servizi sociali. Il fucile è di facile uso e ha una straordinaria potenza di fuoco: non sorprende dunque che abbia, ogni volta, causato così tanti morti. Quello che sorprende è che un’arma così terribile possa essere acquistata da privati cittadini nei rivenditori autorizzati (in Florida non c’è nemmeno bisogno del porto d’armi; basta semplicemente sottoporsi a tre giorni di background checks).

Il dibattito su come Mateen si sia potuto procurare senza problemi armi così sofisticate si intreccia in queste ore alla discussione politica: con una divaricazione sempre più forte tra democratici e repubblicani. Dopo le dichiarazioni a caldo di ieri, la Clinton è tornata oggi sulla vicenda, con un’intervista a NBC’s Today. “Quante tragedie di massa dobbiamo ancora attraversare?” si è chiesta la candidata democratica alla Casa Bianca. Il fatto è, ha aggiunto, che “dobbiamo togliere dalle strade queste armi da guerra”.

Se la candidata democratica, e diversi esponenti del suo partito a cominciare da Barack Obama, hanno in queste ore sottolineato ancora una volta il tema delle armi, i repubblicani preferiscono invece puntare sulla questione della minaccia terrorismo. Il più scatenato, in queste ore, è Donald Trump, che nelle scorse ore ha rilasciato alcune dichiarazioni particolarmente infiammate. Dopo aver chiesto le dimissioni di Barack Obama, che non avrebbe mai citato nel suo discorso di cordoglio “l’Islam radicale”, Trump è andato oltre. Ha detto di aver previsto un episodio come quello di Orlando, “provocato dalla debolezza dei nostri leader”. Poi ha alzato ulteriormente il tiro: “E andrà sempre peggio”.