La coalizione di centrosinistra si è fermata al 19% dei voti. Il Partito democratico addirittura sotto 7%. La spocchia del cosentino Ernesto Carbone, che con il suo “ciaone” aveva salutato il referendum sulle trivelle, è ormai lontana. E non basterebbero altri dieci “ciaone” per archiviare la sconfitta del Pd a Cosenza. Nella lotta interna ai sistemi di potere, stravince quello di Mario Occhiuto (Forza Italia) che ha superato le polemiche degli ultimi giorni sulle inchieste giudiziarie e ha rastrellato quasi il 60% dei voti. Perde inesorabilmente il Partito democratico alleato dei verdiniani, si blocca l’Ncd dei fratelli Gentile che sostenevano il candidato del Pse Enzo Paolini (10,85%) e tracolla pure il Movimento Cinque Stelle (2,32%) che a Cosenza che ha candidato Gustavo Coscarelli (4,42%).

I seggi hanno incoronato il sindaco uscente di Forza Italia Mario Occhiuto che, così, ha spazzato via un’intera classe politica. E non è un caso che, già dopo lo scrutinio delle prime sezioni, il candidato a sindaco del Pd Carlo Guccione abbia subito parlato di sconfitta. Occhiuto lo asfalta e vince al primo turno. Ma la sconfitta non è solo addebitabile a Carlo Guccione il cui nome, dopo il ritiro della candidatura del manager dei vip Lucio Presta, è stato tirato fuori dal cilindro a meno di 10 giorni dalla presentazione delle liste.

Il fallimento è di tutto il Pd calabrese. Al “ciaone” di Ernesto Carbone, infatti, si accodano anche il segretario regionale Ernesto Magorno, quello provinciale Luigi Guglielmelli, il governatore Mario Oliverio, l’ex vicepresidente della Regione Nicola Adamo e delle deputate Enza Bruno Bossio e Stefania Covello. Tutti, nessuno escluso, hanno la responsabilità di una campagna elettorale partita male e gestita peggio. A partire dalle scelte subite supinamente da Roma quando Renzi ha imposto come candidato a sindaco Lucio Presta che prima ha rifiutato le primarie spaccando la coalizione di centrosinistra e poi si è ritirato lasciando il Partito democratico nel caos. E non è servito neanche il sostegno di Denis Verdini e di Ala a mettere una pezza.

“Abbiamo cercato di ridurre il gap nell’ultimo mese ma non ci siamo riusciti – è il commento a caldo di Carlo Guccione – Sarebbe stato un miracolo. Certo, ha pesato molto il ritardo con cui siamo partiti, ma il dato si inquadra anche in un contesto nazionale molto duro per tutto il centrosinistra. I prossimi mesi non saranno tranquilli. Purtroppo il nostro progetto politico non è passato. Ora passeremo all’analisi del voto”. Un modo come un altro per dire “mi sono sacrificato, ma adesso qualcuno dovrà pagare” lasciando intendere che il commissariamento del partito non è un’ipotesi così peregrina e che Roma deve prendere provvedimenti dopo una sconfitta nella città più rossa della Calabria con un governo regionale amico.

Nessun autocritica, invece, per Ernesto Magorno. Per il segretario regionale del Pd, infatti, “il nostro progetto di trasparenza e chiarezza non è stato compreso. Credo che Cosenza lo capirà molto presto”. Dal 22% delle regionali del 2014 al 6,99% di ieri il passo è lungo. La cornice di questo progetto di trasparenza era quella dell’alleanza con Denis Verdini. Ma non solo. Anche se non erano direttamente interessati, la campagna elettorale ha visto impegnati la deputata Enza Bruno Bossio (che aspira a essere ricandidata alle prossime politiche) e il marito Nicola Adamo, indagato nell’inchiesta “Rimborsopoli” (così come Guccione) e grande manovratore del Pd cosentino che in lista ha inserito pure la figlia dell’ex consigliere regionale Pino Tursi Prato condannato a 6 anni per concorso esterno con la ‘ndrangheta e voto di scambio.

Se il Partito democratico piange, i fratelli Gentile non ridono. Pur non sostenendo Guccione, il loro obiettivo era il ballottaggio per giocarsi tutto al secondo turno in un’alleanza anti-Occhiuto in cui avrebbero fatto sentire il loro peso. Sistemi di potere contro sistemi di potere per spartirsi una città sulle cui spalle sono state costruire carriere politiche.

Non pervenuto, infine, il Movimento Cinque Stelle che a Cosenza vanta il senatore Nicola Morra, un tempo fedelissimo di Casaleggio, come politico di riferimento dei grillini. Alle regionali del 2014, il Movimento aveva preso il 7,36% dei voti di lista. Ieri con 954 preferenze si è fermato al 2,36% (la metà del candidato a sindaco Coscarelli) e non avrà neanche un consigliere comunale.